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Dossier L’«energia delle cose» parte alla carica

    Dossier | N. 221 articoliPiù start-up con il Sole

    L’«energia delle cose» parte alla carica

    Solo tre anni di vita e già 3 milioni di fatturato, oltre a una controllata americana. Per Energy, startup impegnata nelle fonti rinnovabili e nell’ottimizzazione dei consumi, con sede a Rovereto e filiale a Berkeley, la crescita del business è già a ritmi da impresa consolidata. «Le nostre soluzioni, prese come impianti singoli o messe a sistema, sono studiate per rispondere a pennello alle esigenze del green building - spiega Davide Tinazzi, ad e co-fondatore insieme a Massimiliano Ghirlanda e Andrea Taffurelli -. La nostra mission è di fornire agli ambienti domestici e industriali un maggior comfort senza perdere di vista l’efficienza energetica, in uno stile moderno ed ecologicamente sostenibile».

    Nata per rispondere alla domanda di soluzioni integrate per la climatizzazione con l’utilizzo di fonti rinnovabili e materiali a basso impatto ambientale, Energy sviluppa e distribuisce una linea completa di prodotti, dai pannelli radianti metallici a soffitto alle pompe di calore, dai moduli fotovoltaici e solari ibridi ai sistemi di accumulo, passando per i materiali innovativi, come le gomme caricate con grafite per aumentarne la conducibilità termica. La startup trentina ha raggiunto gli obiettivi proprio attuando un trasferimento tecnologico della grafite naturale espansa da settori tecnologicamente più avanzati (elettronica di consumo e automotive), all’impiantistica tecnica civile e industriale.

    Ma non basta. Energy ha messo a punto anche un sistema di dialogo fra i vari impianti, in modo tale da ottimizzare i consumi. «È un modello integrato dove il pannello “parla” con la batteria, che “parla” con il frigo e con il sistema di gestione domotica»,spiega Tinazzi. Questo flusso di informazioni consente da un lato la gestione del sistema da remoto e dall’altro l’autoregolazione, che coinvolge ogni elemento, dall’auto all’inverter, dalle batterie domestiche ai pannelli. «Pensare semplicemente all’accumulo senza farlo dialogare con gli altri elementi è come fare un passo zoppo. Si avanza certo, ma di poco. Noi crediamo che l’energy of things costituisca il vero grande balzo in avanti», sostiene Tinazzi, che con l’apertura della filiale americana spera di accedere anche a nuovi finanziatori. Non ha caso la società californiana si chiama proprio EoT Solutions, usando l’acronimo di Energy of Things: «Come facciamo in Italia e in altri mercati dove siamo attivi, negli Usa la nostra controllata adatterà le soluzioni di Energy al mercato americano, portandole a un livello di sviluppo superiore». La California, infatti, ha già regolamentato gli accumuli anche per i grandi edifici, mentre in Italia la normativa non è ancora chiara.

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