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Dossier | N. 34 articoliEuropei di calcio Francia 2016

Europei 2016, ecco perché l’Italia può vincere (o uscire subito)

O tutto o niente: l’Italia di Conte si gioca l’Europeo di Francia con pochissime probabilità di vincerlo, sulla carta, ma a mio avviso anche con moltissime probabilità di portare a casa la Coppa sorprendendo il meglio del calcio continentale. I motivi? Inutile affidarsi alla cabala, inutile dire che nelle ultime edizioni degli Europei siamo andati molto meglio che ai Mondiali, così come è inutile appellarsi all’ormai famoso «fattore C»: che si specchia, è vero, nella “C” di Conte, ma finisce sempre con l’essere saldamente unito in matrimonio con la “S” di Sacchi.

I motivi per essere la sorpresa di questo Europeo sono solo ed esclusivamente di ordine tecnico, anche se ci sono altri motivi tecnici, di segno esattamente opposto, che fanno puntare su un’eliminazione immediata degli Azzurri. Insomma, ci sono presunte debolezze che invece potrebbero trasformarsi in punti di forza.

Partiamo dal perché si può vincere: il primo motivo è legato al fatto che a fine anno (sportivo) mettersi nelle gambe un torneo lungo un mese non è propriamente salutare per chi ha dovuto tirare come un ossesso per un’intera stagione. E da questo punto il fatto che molti dei nostri giocatori (De Rossi, Insigne, Sturaro, Zaza, ma l’elenco potrebbe continuare) non siano titolari inamovibili nei loro club si traduce in un minor numero di partite giocate rispetto ai titolari di Nazionali come quelle tedesca o spagnola, solo per fare un esempio. Senza contare che anche i titolari fissi, complice la precoce eliminazione dalle competizioni internazionali di quest’anno, hanno potuto «tirare il fiato» un bel po’ prima rispetto alla concorrenza.

Mal contate, nel migliore dei casi, per i più fortunati si tratta di 15-20 gare in meno nel corso della stagione: e si tratta di una differenza che non può non pesare quando si deve allungare la stagione fino a inizio luglio, per di più giocando partite da dentro o fuori con condizioni di temperatura che salvo sorprese non dovrebbero essere propriamente primaverili. La storia, in questo caso, ci ricorda che in almeno due casi negli ultimi 25 anni (e statisticamente non è poco... si tratta du due edizioni su sei) l’Europeo è finito con il premiare squadre che avevano i giocatori più riposati: la Grecia nel 2004, che tutti ricordiamo facilmente, ma anche la Danimarca nel 1992, con i futuri campioni d’Europa ripescati dopo due settimane di relax mentre stavano ancora mollemente sdraiati in riva al mare a godersi le ferie estive.

Secondo motivo, il giusto mix tra giocatori esperti e giovani. Un po’ come ci è capitato nel 2006 al Mondiale di Germania. Vero che i campioni di allora erano più campioni di adesso, ma non si può dimenticare che l’uomo chiave di quell’edizione fu un certo Fabio Grosso, capace di infilare una settimana straordinaria come mai più gli è accaduto nel corso della carriera. Qualcun altro doveva togliere le castagne dal fuoco, e non essere costretto a farlo lo ha liberato dalle pressioni. Oggi nessuno chiede a Darmian, Giaccherini, Florenzi, Immobile o Sturaro di scendere in campo per risolvere la partita: non essendo costretti a farlo, finiranno con il dare molto più di quanto sia lecito attendersi. In generale, con i giocatori italiani nelle grandi competizioni è sempre successo così.

Terzo motivo, la difesa. In una torneo come l’Europeo (ma vale anche per il Mondiale) dove si può alzare il trofeo senza vincere una partita (bastano tutti pareggi e passaggio del turno ai rigori) avere un reparto arretrato capace di offrire garanzie di rendimento è forse la cosa più importante. L’Italia di Conte se la gioca con la difesa della Juventus, che fino a prova contraria è la migliore possibile: il quartetto Buffon, Barzagi, Bonucci e Chiellini è in grado di fermare qualsiasi avversario. Il punto debole è Chiellini, un po’ troppo incline a commettere falli nei pressi dell’area di rigore: tuttavia l’assortimento tra gli uomini di questo reparto garantisce non solo il primo intervento, ma anche una copertura immediata nel caso in cui l’attaccante riuscisse a saltare l’uomo.

Fin qui i motivi per cui possiamo vincere, e la cosa sinceramente non mi sorprenderebbe più di tanto. Poi ci sono i motivi per cui possiamo perdere, ma in questo caso è logico attendersi una rapida uscita dalla competizione.

Perché? Diciamolo tutto d’un fiato: perché giochiamo male, segnamo poco, gli uomini esperti sono vecchi, i giovani sono inesperti, i nostri club falliscono continuamente a livello internazionale, Conte ha già detto che lascia la guida della Nazionale. E infine perché, come dice qualcuno, semplicemente siamo scarsi.

Ma chissà perché, nel gioco del dentro o fuori, questa volta sento uno strano formicolio: dovessi puntare puntare un euro, lo farei sulla prima ipotesi.

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