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Renzi rilancia sulle Olimpiadi a Roma e costringe i 5 Stelle a esporsi

POLITICA 2.0

Renzi rilancia sulle Olimpiadi a Roma e costringe i 5 Stelle a esporsi

Fino a qualche giorno fa parlare della candidatura di Roma era un azzardo. Soprattutto dopo gli scandali giudiziari, pensare all’organizzazione di un evento così importante, con tutte le opere che sarebbe necessario fare, voleva dire una sola cosa: corruzione. E pure nel Pd la campagna di Giachetti sulle Olimpiadi sin dal primo turno, faceva paura a molti perché poteva essere letta come una dichiarazione a favore del malaffare, dell’imbroglio, delle tangenti. Una visione alimentata dai 5 Stelle che si erano – all’inizio – schierati contro la candidatura. Di nuovo, sulla legalità, il Pd rischiava di restare succube dei grillini, subalterno alla visione per cui meglio non fare nulla per non sollevare sospetti.

Il rilancio di ieri di Renzi è invece un cambio di gioco che risponde a due esigenze. La prima: smettere di inseguire i grillini sul loro terreno - quello dell’onestà e dell’ordinaria amministrazione - e costringerli a esporsi su un tema forte, le Olimpiadi. Se finora il Pd aveva le sue colpe da espiare e dunque rincorreva il Movimento, la mossa di ieri di Renzi ribalta i ruoli e diventa una sfida aperta ai pentastellati: che fate sulle Olimpiadi? In secondo luogo, mette a fuoco questo secondo turno elettorale perché dà un obiettivo politico alla candidatura a sindaco di Giachetti. Gli dà un traguardo e con questo parla a un elettorato “tipico” di Roma, quello dei servizi e dell’edilizia.

E infatti – ma non solo da ieri – le risposte del Movimento cominciano a non essere più così nette, così chiuse. Si inizia a notare una leggera apertura da parte degli esponenti romani. E prima che Renzi parlasse la Raggi aveva già detto: «Vedremo se fare il referendum», mostrando una possibilità in più rispetto ai “no” dei giorni scorsi. Naturalmente l’accento resta sull’ordinaria amministrazione di Roma, dai trasporti ai rifiuti, ma per la prima volta non è stata una porta sbattuta contro l’evento ma si è aperta una breccia che prima non c’era.

In realtà ad aiutare sia Renzi che Giachetti sono state le parole di Francesco Totti che si è esposto a favore della candidatura olimpica dando un assist non da poco alla campagna elettorale Pd. Ma il premier sa che la scommessa sul secondo turno deve essere mirata per mobilitare un certo elettorato. Quello più pigro che potrebbe astenersi e quello che ha un interesse in ballo per cui scegliere un sindaco o un altro non è indifferente. E dunque – come si diceva – quel rilancio olimpico parla all’ossatura economica della città: alberghi, commercio, edilizia, servizi, perfino taxi. È quei voti che cerca Renzi quando dice che con la Raggi non si faranno le Olimpiadi. Ma anche la Raggi è costretta a guardare a quegli stessi elettori per farcela al ballottaggio. E quindi comincia a sfumare i suoi “no”. In gioco ci sono i voti del centro-destra che sono decisivi nel duello finale.

Una sfida che non è indifferente al premier: anche senza dimissioni, dal 20 giugno, la vita a Palazzo Chigi diventerebbe complicata con le sconfitte a Roma e Milano. In questo caso l’importante è vincere, almeno in una delle due città.

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