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Dossier Tra Diavoli Rossi e sorci verdi, l'ItalConte va a Lione

Dossier | N. 34 articoliEuropei di calcio Francia 2016

Tra Diavoli Rossi e sorci verdi, l'ItalConte va a Lione

(Afp)
(Afp)

MONTPELLIER. Si parte. Neanche il tempo di fare di Montpellier la nostra piccola casa e del campo d'allenamento intitolato a Bernard Gasset, cofondatore del club, il nostro giardino. Trecento chilometri, da qui a Lione, distanza certo non impossibile ma problematica, nella Francia in preda al maramaldeggiare degli hooligans e agli scioperi anti-Loi Travail (il Jobs Act d’Oltralpe). A guardarti intorno, poco più a sudest, verso Marsiglia e Nizza, ti viene piuttosto in mente Verdun, il luogo della battaglia simbolo della Prima Guerra Mondiale, che in fondo è solo poco più a nord.

Perché in fondo cosa altro è se non una guerra quella combattuta a forza di bottiglie spaccate e sedie in testa tra i viottoli del Porto Vecchio marsigliese? E quando si rimargineranno, queste ferite profonde come trincee nella fiducia di un Paese, di una comunità, che pure sembra essere riuscita a metabolizzare persino la paura per la minaccia terroristica?

Con questi pensieri in testa ci affidiamo al navigatore della nostra auto per seguire nel cielo la scia che il charter di Azzurra lascerà tra le nuvole. Lasciando Montpellier ti resta attaccato addosso il fresco profumo del pino marino portato dal vento tiepido che sale dal Mediterraneo. Per un attimo ti concedi il brivido della normalità, e ti ritrovi a pensare a Darmian, Pellé ed Eder, magari pronti ad acciuffare una maglia di titolare per l'esordio europeo.

Si va a Lione. Ci aspettano i Diavoli Rossi. Sperando di fargli vedere i sorci verdi.

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