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Dossier | N. 34 articoliEuropei di calcio Francia 2016

L'Italia gioca all'italiana e vince 2-0. Belgio battuto con difesa e contropiede

L’esultanza di Pellè dopo il 2 a 0 contro il Belgio (LaPresse)
L’esultanza di Pellè dopo il 2 a 0 contro il Belgio (LaPresse)

La prima sorpresa nell'incontro tra Italia e Belgio la regala Antonio Conte, che schiera Eder in attacco cercando per l'attaccante centrale Pellè un compagno rapido e mobile, capace di giostrare su tutto il fronte della difesa avversaria. Sorpresa perché dopo la parte finale della stagione, giocata nell'Inter in modo che definire anonimo è perfino generoso, era difficile ipotizzare che proprio l'italo-brasiliano fosse il prescelto per partire titolare nella gara di esordio degli Azzurri.

Il risultato è che nei primi minuti è l'Italia a fare il Belgio: ossia a giocare in modo fantasioso, con folate offensive e capaci di mettere in difficoltà la retroguardia avversaria. Tanto per non dimenticare che stiamo parlando di Conte, giusto anche sottolineare che in difesa di fatto sono schierati 5 uomini (i tre centrali difensivi più i due centrocampisti laterali) con i due centrali di centrocampo ad aiutare nella fase di copertura. La prima volta che dimentichiamo di farlo, al decimo minuto, Nainggolan ne approfitta con un tiro pericoloso deviato da Buffon. Ma sostanzialmente, fino a questo punto, la partita vede un predominio degli Azzurri.

Le cose cambiano intorno al quarto d'ora: più che per merito del Belgio a causa del mutato atteggiamento tattico dei nostri centrocampisti, che iniziano a pressare con minor convinzione schiacciandosi eccessivamente sulla linea di difesa. Il prodotto finale è lasciare un ampio spazio tra i nostri attaccanti e il “mucchio” della difesa (a questo punto sette uomini quasi sulla stessa linea) spazio in cui diventa facile per i giocatori avversari, dotati di un tasso tecnico superiore, imbastire passaggi e trame pericolose.

In questa fase è il Belgio a fare la partita, con Fellaini a occuparsi di bloccare le possibili giocate di De Rossi e Hazard pronto a scattare in contropiede. Intorno al 20esimo minuto, ed è già da qualche minuto che accade, il predominio degli avversari è netto: lo spazio tra le linee permette ai centrocampisti belgi di arrivare quasi indisturbati in zona tiro, e non è un caso che al 21esimo Nainggolan, per la seconda volta, riesca a scagliare un pallone pericoloso verso la porta di Buffon.

In aggiunta, e non è un problema di poco conto, Darmian e Giaccherini iniziano a faticare più del dovuto sul pressing avversario, perdendo palloni che si trasformano rapidamente in azioni di attacco del Belgio. A metà del primo tempo la gara sembra essersi indirizzata sui binari previsti: Italia in difesa, schiacciata nella propria metà campo, e Belgio a fare gioco. I primi dieci minuti di bella Italia sembrano ormai dimenticati.

Giocando da Italia, però, arriva al 28esimo un'azione da Italia: palla rubata, verticalizzazione improvvisa per Pellè e tiro pericoloso di poco a lato. Pelè non l'avrebbe sbagliato, ma bisogna ammettere che la differenza tra i due è un po' più ampia di quanto possa far credere una semplice “l” in più.

In ogni caso è proprio il gioco all'Italiana a premiare gli Azzurri, alla faccia di chi ritiene che si debba per forza giocare come il Barcellona: Bonucci recupera un pallone e lancia Giaccherini, che nel più classico dei contropiede (non credete a chi vi parla continuamente di ripartenze…) infila Courtois. Magari inatteso, ma è l'1-0 a dimostrare, una volta di più, che il calcio non è solo schemi, attacco e ricami funambolici.

Passano 5 minuti e Courtois è costretto a una grande parata per deviare un tiro di Candreva. Difesa e contropiede, in fondo l'Italia ha vinto 4 mondiali in questo modo. Pellè, di testa, sfiora il 2-0 al 35esimo: infilare in rete non sarebbe impossibile, ma la sfera colpita in modo abbondante sfila lentamente sulla destra di Courtois. Il Belgio è alle corde, sorpreso da un tipo di gioco diventato leggenda negli anni 60 e poi (ingiustamente) derubricato a calcio speculativo e da rifuggere sull'onda dell'affermarsi del calcio totale prima, e del tiki-taka poi. Come se i moduli non dipendessero, prima di tutti, dagli uomini che si hanno.

La vera domanda non è se sia lecito giocare in questo modo: ho sempre sostenuto che il caro vecchio Catenaccio, oltre a essere il modulo più adatto per le caratteristiche degli italiani, sia anche un modulo molto meno difensivo di quanto la “vulgata” voglia far credere. Perché alla fine le azioni di attacco, improvvise ma micidiali, arrivano con buona frequenza. La vera domanda è per quanto tempo Buffon e compagni saranno in grado di sostenere questi ritmi, e soprattutto di mantenere l'attenzione mentale che un gioco di questo tipo comporta. Di certo gli Azzurri durano fino alla fine del primo tempo, chiuso in vantaggio per 1-0 contro ogni facile pronostico e soprattutto con un numero di azioni pericolose superiore a quelle prodotte dal Belgio.

A inizio ripresa nessuna sostituzione e gioco che prosegue sullo stesso copione della parte finale del primo tempo. Eder e Pellè, più che all'attacco in senso stretto, pensano a costruire un fraseggio di sponda per coinvolgere i centrocampisti che arrivano da dietro a prendere parte alle azioni offensive. Al 51esimo due azioni consecutive a bucare la difesa avversaria: prima Giaccherini e poi Candreva non riescono a concludere, ma è chiara la difficoltà del Belgio a coprire sul contropiede azzurro.

Troppo entusiasmo porta però otto giocatori italiani nella zona di attacco, regalando su un pallone perso un'azione da gol a Lukaku che tira alto di un millimetro. Sul ribaltamento azione rapidissima e colpo di testa di Pellé, che solo un intervento quasi miracoloso di Courtois riesce a deviare in angolo. Il 2-0 non sarebbe stato immeritato.

Il rischio adesso è quello di perdere il contatto tra i reparti, allungando troppo la squadra e lasciando, come era accaduto intorno alle metà del primo tempo, spazi tra le linee a disposizione del maggior tasso tecnico del Belgio.
Al 57esimo fuori Darmian, ormai troppo in affanno, per De Sciglio: un'iniezione di freschezza e fiato. Due minuti dopo ancora un lancio in verticale, questa volta per Eder, con chiusura in extremis della difesa belga. Al 61esimo sostituzione anche per i nostri avversari: esce Nainggolan ed entra Mertens, cambio tutto tra “italiani” (Roma e Napoli nell'ultima stagione).

Al 65esimo arriva la prima ammonizione della partita: Chiellini trattiene troppo il pallone nella metà campo avversaria e finisce per perderlo. Si accorge di non avere nessuno alle spalle e preferisce bloccare fallosamente l'avversario piuttosto che concedere una cavalcata verso la porta di Buffon. Scelta giusta, nulla da dire.

Il Belgio tenta di sfondare, e anche in questo caso si vede la classica difesa italiana: sembra sempre che debba crollare, ma come per miracolo c'è sempre un piede che all'ultimo momento arriva a chiudere, alzando un muro invalicabile di fronte alla nostra porta. Arriva così anche il giallo per Eder che al 74esimo è costretto a interrompere il contropiede belga causato da un passaggio orizzontale (cosa da evitare come la peste…) di Candreva.

Al 77esimo fuori De Rossi, molto stanco, e dentro Thiago Motta con Antonio Conte che punta evidentemente ad avere un maggior ordine nelle giocate davanti alla nostra difesa. All'81esimo distrazione colossale della nostra difesa, forse la prima davvero grave, e pericolosissimo colpo di testa di Origi che da solo davanti a Buffon spara alto sopra la traversa. Subito dopo giallo anche per Thiago Motta, ma in fondo in una partita di sofferenza va bene così. Contropiede fulminante di Immobile e Courtois che compie il secondo miracolo della serata.

“E adesso tutti, dopo aver parlato di gioco, di attacco e di calcio totale, scoprono che l'Italia deve giocare così”

 

Per numero di azioni pericolose e palle gol l'Italia è in netto vantaggio, e per fortuna (ma soprattutto per bravura) finora anche nel punteggio. Peccato per le occasioni sprecate per raddoppiare, ma in fondo sapevamo prima di arrivare all'Europeo che il nostro punto debole sarebbe stato nella fase realizzativa. Le statistiche dicono che il Belgio ha tirato di più: ma nel calcio più che quanto tiri, conta come lo fai.

Tre minuti di recupero, da vivere con il fiato grosso in campo e davanti al televisore. Arriva il primo ammonito del Belgio, Vertonghen, con l'Italia che nell'ultimo minuto conclude in gol l'ennesimo contropiede. Segna Pellè, che colpisce al volo meritandosi il cognome da mito, anche se con una “l” in più.

Finisce due a zero, e adesso tutti, dopo aver parlato di gioco, di attacco e di calcio totale, scoprono che l'Italia deve giocare così. Che il nostro punto di forza è la difesa. Che il contropiede non è una vergogna ma un modo di interpretare il calcio. Eupalla l'ha capito e ha tifato Italia. Battuto il Belgio, che era una delle favorite per la vittoria finale, bisogna restare con i piedi per terra.

Inutile usare iperboli adesso, il cammino è ancora lungo. Quando Conte dice “una buona partita” dice tutta la verità. Difesa, coperture e sacrificio: mi spiace dirlo, ma lo avevo detto. Anzi, come potete facilmente verificare, lo avevo scritto qualche giorno fa. Buon europeo a tutti.

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