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Dossier | N. 34 articoliEuropei di calcio Francia 2016

L’Italia non è bella ma batte anche la Svezia. Basta un’invenzione di Eder

Epa
Epa

I primi dieci minuti della seconda partita azzurra all'Europeo, contro la Svezia di Zlatan Ibrahimovic, trascorrono senza particolari emozioni come del resto era facile immaginare. Da registrare solo un timido tentativo di Florenzi, smorzato dalla difesa avversaria, perché gli svedesi pongono alla Nazionale italiana problemi diversi da quelli del Belgio.

Invece di attaccare lasciando spazi per il contropiede, gli svedesi restano molto corti mantenendo una trentina di metri al massimo tra le linee di difesa e di attacco e intasando il centrocampo. In questo modo diventa difficile costruire azioni ragionate. Ma soprattutto gli Azzurri si trovano (a differenza di quanto accaduto nella gara di esordio) nella difficile situazione di dover fare la partita: cosa non semplice, viste le caratteristiche dei nostri giocatori che non sono di primissimo livello nella fase di costruzione e di finalizzazione.

Prima o poi doveva capitare di trovare un squadra pronta a giocare di rimessa, ossia l'avversario peggiore possibile per una squadra come la nostra: manca una buona gestione del pallone, soprattutto a centrocampo, con il risultato di lasciare completamente isolata la coppia Eder-Pellè. Più che al gioco vero e proprio, in queste occasioni, occorre affidarsi alle giocate dei singoli, all'invenzione improvvisa che consenta di scavalcare le linee di difesa molto ravvicinate e pronte a chiudere ogni spazio. Per di più, dal punto di vista fisico, gli svedesi godono di un vantaggio visibile a occhio nudo, ma anche questo lo si sapeva fin dalla vigilia.

L'impostazione tattica, rovesciata rispetto a quanto accaduto con il Belgio, riesce persino a mettere in imbarazzo la collaudatissima difesa con Bonucci, Barzagli e Chiellini, che si trovano costretti a giocarsela uno contro uno e in velocità contro avversari che arrivano già lanciati verso la porta di Buffon.

Si arriva così al 25esimo minuto con un'Italia meno bella e meno efficace di quanto molti attendessero: ma ripeto, considerate le qualità (o meglio le non qualità) e il conseguente atteggiamento tattico degli svedesi non era difficile immaginare una gara di questo tipo. Così come ripeto che nel calcio, dove a differenza della ginnastica non decidono le giurie, soprattutto in competizioni come un mondiale o un europeo più che giocare bene conta buttarla dentro e non perdere. Il paradosso è che con tutti pareggi e successivi rigori si diventa campioni del mondo e d'Europa senza aver vinto una sola partita.

Eder e Pellè, ormai siamo quasi alla mezz'ora di gioco, non pressano quando il gioco avversario parte dalla difesa e non tornano a centrocampo lasciando De Rossi e Candreva in inferiorità numerica. Quando Eder e Pellè pressano, e non accade spesso, è la linea azzurra di centrocampo a restare troppo bassa verso la porta di Buffon con il risultato di vanificare l'azione di copertura della nostra coppia di attacco.

Non è difficile immaginare, anche per come si agita in panchina, che Conte nell'intervallo voglia apportare qualche modifica all'atteggiamento tattico dei suoi uomini: stimolandoli in particolare a cercare con continuità le fasce, dove la difesa svedese mostra un particolare imbarazzo ogni volta che Giaccherini o Florenzi si propongono nella posizione di ala.

Cinque minuti alla fine del primo tempo senza un'azione azzurra degna di nota, e per la verità anche la superiorità territoriale svedese è stata del tutto improduttiva con Buffon impegnato in una sola parata difficile, peraltro a gioco fermo dopo che l'arbitro aveva fischiato un fallo in attacco contro Ibrahimovic.

Non riusciamo ad alzare la linea del gioco, non riusciamo a pressare, non riusciamo ad attaccare: ma pensare che questo possa essere la conseguenza delle fatiche contro il Belgio significa far finta di non sapere che stiamo parlando di professionisti di alto livello con una sola gara nelle gambe. Se sono stanchi loro… E infatti credo che, come diceva Gianni Brera, le squadre italiane siano “femmine” e non “maschie”: e così dicendo, intendeva che preferiscono non prendere l'iniziativa. Peccato che in questo caso si debba farlo.

Fine del primo tempo, senza alcun recupero, e parola a Conte negli spogliatoi. Dopo i tanti peana e le celebrazioni del successo con Belgio, assistiamo adesso a una sorta di “de profundis”. In entrambi icasi, poco a che vedere con la realtà.

Conte non cambia per inizio ripresa, ma Zaza rientra in campo facendo gli esercizi di riscaldamento come a preludere una rapida sostituzione con Pellè. Ma adesso si gioca, e finalmente arriva un'azione decente, guarda caso partendo da un passaggio filtrante per Eder, che dalla fascia destra serve Pellè che al volo tira poco sopra la traversa. Passa un minuto, e di nuovo azione di attacco che arriva dalla fascia, questa volta sinistra. Palla persa dalla difesa svedese e triplo calcio d'angolo per l'Italia, senza esito.

Conte ha spostato Candreva, avanzandolo di una ventina di metri, e Giaccherini che adesso agisce molto più largo sul fronte di attacco. In questo modo tutta la Nazionale sposta il baricentro verso la difesa avversaria, Chiellini e Bonucci si trovano nella posizione giusta per pressare e il basso tasso di qualità degli svedesi li costringe a perdere qualche pallone di troppo.

Gli azzurri, come si vede adesso, non erano stanchi: stavano solo cercando di replicare la partita fatta contro il Belgio senza tener contro del fatto che la Svezia gioca in un modo completamente diverso. Cambiando atteggiamento tattico, e portando il pressing più in alto, riusciamo a riproporre un sistema di gioco simile a quello della gara d'esordio: e infatti la Nazionale inizia a presentarsi con una certa regolarità dalle parti del portiere avversario.

Siamo al quarto d'ora, e arriva il momento di Zaza che si presenta al quarto uomo per il cambio: giusto in tempo per assistere a una giocata d'attacco di Candreva e Pellè esce, come previsto, sperando che il suo sostituto riesca a fare una maggiore pressione sui difensori della Svezia.

Pronti via, altra azione d'attacco azzurra: anche in questo caso non si arriva al tiro, ma è evidente l'imbarazzo degli svedesi quando vengono presi in velocità dopo che i nostri giocatori hanno riconquistato il pallone. Al 63esimo discesa sulla fascia sinistra, cross ad attraversare l'area e tiro bloccato a terra dal portiere avversario. Sembra un'altra partita, e in effetti lo è: lo spostamento in avanti della linea del pressing espone al rischio di lasciare spazio a Ibrahimovic, fino a questo punto ben contenuto, ma ottiene l'effetto di mettere in crisi il reparto difensivo e il centrocampo svedese.

L'Italia gioca meglio quando interrompe le azioni avversarie e riparte in contropiede, mentre continua a stentare se deve costruire gioco partendo dalla propria metà campo. Si arriva così al 25esimo della ripresa, senza che davvero ci sia stata la possibilità, per una delle due squadre, di andare in vantaggio.
Possibilità che arriva puntuale sul piede di Ibrahimovic, che senza sapere di essere in fuorigioco sbaglia clamorosamente a un metro dalla porta: capita anche ai fuoriclasse, comunque la posizione irregolare era netta.

Sul ribaltamento di fronte rapida azione Giaccherini-Eder che frutta solo un calcio d'angolo. Subito dopo, siamo al 73esimo minuto, Conte inserisce Thiago Motta al posto di De Rossi: in questo modo rinuncia a qualcosa nella fase di copertura e pressing, ma ottiene una maggiore incisività e qualità per quanto riguarda la costruzione del gioco.

Quasi a rispondere ai desideri del proprio allenatore gli azzurri imbastiscono due azioni pericolose che la difesa svedese contiene con affanno. Evidente il tentativo di Conte di agire con più insistenza sulle fasce laterali, con Chiellini che però è spesso impreciso quando deve lanciare i nostri nello spazio vuoto. Motivo per il quale gli svedesi cercano di non pressarlo quando il pallone arriva tra i suoi piedi, costringendolo a sprecare da solo come puntualmente accade.

Doppio cambio per la Svezia a poco più di dieci minuti dalla fine: Durmaz per Forsberg e Lewicki per Ekdal. Nulla cambia dal punto di vista tattico, ma una rapida azione azzurra con cross di Giaccherini dalla fascia sinistra e colpo di testa di Parolo ci porta vicinissimi al vantaggio. Purtroppo le traverse valgono zero, ma è l'ennesima conferma di come dovrebbero giocare Buffon e compagni.

Sette minuti alla fine, calcio d'angolo per la Svezia: nulla di fatto, e il nostro Ct sostituisce Florenzi con Sturaro, a cui gli svedesi rispondono con Berg al posto di Guidetti. Anche in questo caso una sostituzione ruolo per ruolo senza modificare l'assetto della squadra.

Lapidario e quanto mai azzeccato fino a questo punto il commento di Zenga quando gli chiedono i tre migliori in campo: non ce ne sono tre perché in campo non si è visto molto. Alla fine gli scuciono i nomi dei due meno peggio (Forsberg e Giaccherini).

Ma a dimostrazione che il calcio è pazzo e che, come detto in precedenza, la gara poteva essere risolta solo da un'invenzione, ecco puntuale il gol di Eder che a due minuti dalla fine rincorre un pallone deviato di testa da Zaza, salta un paio di difensori e lo trasforma in gol con un tiro a giro imparabile. Passano due minuti e Candreva sfiora il raddoppio, perché la Svezia tenta a sua volta di alzare il baricentro e finisce per lasciare spazio al contropiede azzurro.

Quattro minuti di recupero che non modificano il risultato, e Italia qualificata per gli ottavi di finale. Non è stata una bella Italia, e probabilmente per il pensiero corrente in tema di calcio non lo sarà mai. Ma è un'Italia che se riesce a pressare alzando o abbassando le linee di centrocampo e difesa in funzione del gioco avversario, potrà fare molta strada. Paradossalmente, dovrebbe trovarsi meglio contro avversari di un certo calibro che puntano a imporre il proprio gioco.

Per la cronaca, gli svedesi reclamano un calcio di rigore all'ultimo secondo. Non c'era, punto e stop. Buon europeo a tutti.

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