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Dossier | N. 34 articoliEuropei di calcio Francia 2016

«Niente alibi, siamo italiani»: l'ItalConte e i vizi nazionali

Antonio Conte (S) Simone Zaza (C) e Ciro Immobile durante una sessione d’allenamento (Ansa)
Antonio Conte (S) Simone Zaza (C) e Ciro Immobile durante una sessione d’allenamento (Ansa)

Nessuno proverebbe a scalare l'Everest lamentandosi del freddo. La banalissima osservazione offre il destro, però, per illustrare un'altra sfaccettatura dell'Italia messa in piedi da Antonio Conte, un aspetto che è cardinale nella costruzione della mentalità vincente di un gruppo.
«Per me sono solo scuse da perdenti. Se cominci a lamentarti dell'assenza di quello, della squalifica di quell'altro, ti crei un alibi, una scusa, ed è quello che caratterizza una mentalità perdente. Noi siamo una buona squadra, che sa quello che deve fare e sa che, se restiamo uniti tutti e 23 e utilizziamo invece questi episodi sfavorevoli come stimolo e carburante, possiamo davvero fare qualcosa d'importante»: queste le parole con cui Alessandro Florenzi ha archiviato davanti ai microfoni le assenze certe (Thiago Motta squalificato e Candreva out per stiramento) e molto probabili (Daniele De Rossi, per la botta alla coscia con risentimento ed ematoma muscolare rimediata contro la Spagna), in vista della sfida di sabato a Bordeaux contro la Germania.

Ma non arriva, Florenzi, da quella Roma lamentosa e piagnucolona, pronta ad alzare alti lai e peana al cielo, per un rigore non concesso, un fuorigioco non fischiato, o pronta sempre a giustificare un indolenzimento muscolare che non permette magari ai suoi idoli di scendere in campo, senza però impedirgli di dar spettacolo nelle notti brave capitoline? Altra aria, altra mentalità, quella che il ct ha portato nel ritiro azzurro: i guai diventano opportunità per cementare il gruppo, o al peggio restano episodi marginali, sullo sfondo, che non distolgono lo sguardo dall'obiettivo finale, dal piatto grosso, dall'intera posta in palio.

A proposito del rapporto che Conte ha creato con la sua truppa, valgano su tutte altre parole, cioè quelle pronunciate da Lorenzo Insigne, il trequartista del Napoli che certo non si può dire sia uno dei preferiti del ct, visto anche le tensioni nate nell'ottobre scorso, quando il fantasista lasciò il ritiro azzurro per un presunto fastidio a un ginocchio che poi non gli impedì, però, di giocare alla grande con la maglia del club in campionato la domenica successiva.

Ebbene, partendo da queste premesse, come solo immaginare l'abbraccio con cui il commissario tecnico ha voluto caricare proprio Insigne, al momento del suo ingresso in campo, nella vittoriosa corrida con le Furie Rosse? «È un'attenzione che il mister ha con tutti noi, così ci carica per dare il meglio, come è successo a me contro la Spagna», ha sottolineato Insigne. Poche frasi a evidenziare che quel rapporto deterioratosi nei mesi scorsi, si è invece rinsaldato tra Coverciano e Montpellier, recuperando così alla causa azzurra uno dei talenti più brillanti del nostro football.

A chiudere, val la pena evidenziare la stoccata (con tanto di parata), che ai media teutonici già certi della vittoria ha piazzato Ciro Immobile, uno che le abitudini dei panzer ha imparato a conoscerle, visto il pur breve periodo trascorso a Dortmund con la maglia giallonera del Borussia. «Perché sono così convinti di vincere? Forse perché contro di noi hanno perso talmente tante volte, che stavolta vogliono mettere le mani avanti…», controbatte acuto Ciro, cospargendo sale sulle tante ferite inferte da Azzurra all'orgoglio germanico. «Comunque quello che diciamo noi e voi giocatori e giornalisti, ormai conta poco – chiosa l'attaccante del Torino: adesso l'unico che deve parlare è il campo, e il suo giudizio sarà senza appello».
Appuntamento sabato a Bordeaux, ore 21, cari amici teutonici.

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