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Dossier «Lasciare Londra?  Dipende dai capitali»

    Dossier | N. 221 articoliPiù start-up con il Sole

    «Lasciare Londra? Dipende dai capitali»

    Brexit, e adesso? Per gli startupper italiani emigrati a Londra (o in procinto di emigrare) è stata una settimana convulsa. Andrea Rinaldo è il Ceo di Xmetrics, una società che si occupa di wearable applicato al nuoto. Qualche mese fa ci aveva raccontato della fuga della sua startup a Londra: «Una Ltd – aveva detto Rinaldo - ha un’appetibilità superiore rispetto a una Srl, che per sua struttura rimane molto rigida in alcuni aspetti». Oggi, dopo Brexit, è alle prese con mille domande. «È difficile – dice Rinaldo al Sole24Ore – capire cosa succederà adesso. Tutto dipenderà dai negoziati fra la Gran Bretagna e l’Ue». Inoltre, secondo Rinaldo, una distinzione va cercata «tra le startup già presenti sulla piazza di Londra e chi ambisce (o ambiva) a creare la propria struttura nel Regno Unito». Londra «è sempre stata una piazza estremamente dinamica, governata da normative estremamente snelle ed agili che la facevano identificare come il cuore pulsante della nuova economia. Sicuramente, far parte di un mercato unico europeo è da sempre considerato un grosso vantaggio, soprattutto quando buona parte delle proprie esportazioni avvengono verso la comunità europea. Se si riuscissero a mantenere saldi questi punti per evitare un abbandono di massa, per le startup italiane potrebbe cambiare poco, risultando ancora appetibile la presenza in Inghilterra». E Xmetrics cosa fa? «Per ora aspettiamo. Ad oggi, ogni decisione di pancia è frutto di paura e non ha senso correre a cercare rimedi per un qualcosa che ancora non è definito nei dettagli. Il nostro interesse verso Londra non è mai stato di natura puramente fiscale quanto di opportunità verso una crescita internazionale del nostro business, anche al di fuori della comunità europea. Per questo al momento non ci fasciamo la testa». Anche Riccardo Zanini, Ceo di Amyko (altra startup italiana in orbita londinese) non ha ancora preso decisioni: «Stiamo valutando le alternative. Quando si tratta di investimenti non va valutata solo la “burocrazia”, ma anche la disponibilità di capitali. E in questo senso - anche con la Brexit - l’Inghilterra rimane probabilmente la nazione ancora più liquida. Molto, poi, dipenderà dagli accordi e dalle negoziazioni che faranno». Secondo Zanini, ci sarà da capire cosa succederà in fatto di «visto immigrazione, tasse, burocrazia, import/export, assunzione personale, programma Horizon 2020, fondi di investimento. Perché dialogare con gli Stati membri è la base della condivisione voluta dalla Ue che ovviamente con la Brexit adesso non sarà più possibile».

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