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Europeo positivo, ma il dopo-Conte di Azzurra è opaco

DIARIO AZZURRO

Europeo positivo, ma il dopo-Conte di Azzurra è opaco

Antonio Conte  (Afp)
Antonio Conte (Afp)

Centimetri di troppo, centimetri di meno, rincorse da capriolo, cucchiai mancati e prima mimati, un pallone che passa tra un gomito e una costola e s'infila in rete. Istantanee della notte di Bordeaux, ormai buone per l'album dei ricordi e al più per i video virali del web. Perché, come giustamente sottolineato da Andrea Barzagli in lacrime, nessuno celebra le sconfitte, e in pochissimi ricordano in quale terreno attecchiscono e maturano, in quale momento o in quale nottata prendono forma, le diverse sfumature di amaro che lasciano nella bocca come aspro retrogusto.

Il bilancio di Euro 2016
Europeo positivo, indubbiamente, quello di una squadra partita tra lo scetticismo generale e falcidiata, sia prima che durante il torneo, da assenze pesanti, e tutte a centrocampo (Verratti, Marchisio, Montolivo, De Rossi, Motta). Battiamo il sopravvalutato Belgio e la declinante Spagna, chiudiamo l'era Ibrahimovic, regaliamo un sorriso all' Eire, facciamo sudare fino alla fine i campioni del mondo. Conte ha plasmato gruppo e squadra, disegnando un capolavoro fatto di motivazioni, ma anche grande consistenza tecnico-tattica.

Arrivederci Conte?
Più contraddittoria invece l'uscita di scena del ct. L 'ammissione di esser stato vicino, nel novembre scorso, al rinnovo per un altro biennio alla guida di Azzurra, salvo poi scegliere il Chelsea vista la presunta ostilità di ambiente e stampa nei suoi confronti, stride con l' “arrivederci” con cui Conte saluta la panchina della Nazionale. Che il ct abbia accarezzato l'ipotesi di un incarico part-time? E questa ipoteca su un futuro pur lontano non crea però già ora un'ombra ingombrante sul lavoro di Gianpiero Ventura? E inoltre, e certo non ultimo punto per importanza: lanciare un'opa a lungo termine sulla panchina della Nazionale, non svilisce in qualche modo quello stesso ruolo, quella stessa panchina, a pur prestigioso buen ritiro di allenatori ormai lontani dal calcio che conta, cioè quello dei club?

Futuro opaco
In questa prospettiva, e non solo in questa, il futuro di Azzurra sembra opaco. La panchina passa dal miglior ct in circolazione a un grande saggio del nostro calcio, ma senza palmares ed esperienza internazionale adeguati; i club continuano a dettare legge - per stessa indiretta ammissione del presidente Tavecchio - mettendo la Nazionale in angolo (vedi polemiche su stage azzurri e mancato spostamento della finale di Coppa Italia). Inoltre, l'età media di questa Nazionale è elevata, e molti protagonisti (si pensi ai “bastardi” juventini della difesa) potranno dare una mano nell'immediato, non certo sul lungo periodo. Problemi che una vittoria a Bordeaux non avrebbe spostato di una virgola. Ma sarebbe stato bello doverci pensare a partire dall'11 luglio, dopo una magica notte a St. Denis, non già da oggi, sulla via di ritorno verso l'Italia.

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