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    Dossier | N. 39 articoliSpeciale auto che guidano da sole

    La Google Car si scopre umana. Ecco il brevetto che chiede l'intervento di un operatore

    Un paio di settimane fa il Ceo di Tesla, Elon Musk, non ne aveva fatto mistero: il vero limite attuale del self driving è il range di velocità urbana. Dai 15 ai 50 km orari esistono situazioni che un computer alla guida di un'automobile non è ancora in grado di gestire. Manca la sensibilità umana, quella in grado di prevenire un pericolo, come può essere un bambino a bordo strada che rischia di attraversare all'improvviso. Il traffico urbano è la vera sfida del self driving, insomma. E l'ultimo brevetto depositato da Google presso lo Uspto (United States Patent and Trademark Office) lo conferma pienamente.

    Gli ingegneri di Mountain View stanno lavorando a pieno regime all'ormai famosa “Google Car”, una vettura senza autista che nei sogni californiani dovrebbe stravolgere il mercato dell'automobile. La realtà, però, è ben diversa. Perché a giudicare dall'ultimo brevetto depositato, anche Big G è andata ad impattare coi problemi degli ostacoli improvvisi di cui parlava Musk. E la soluzione non sembra delle più geniali.

    La documentazione relativa al brevetto in questione è relativa a un sistema in grado di identificare gli ostacoli che si trovano lungo la carreggiata, come ad esempio alcuni esemplari di bovini. Gli ingegneri californiani hanno immaginato una Google Car su una strada di campagna attraversata da un allevamento di bestiame. Per ora la soluzione messa a punto non ha molto di rivoluzionario, perché prevede l'intervento umano. In altre parole: quando l'auto finisce in una condizione di “blocco”, cioè in una situazione in cui non le è possibile proseguire il percorso senza infrangere il codice della strada, viene chiesto un intervento da remoto a un operatore. Operatore al quale verranno forniti in tempo reale i dati rilevati dai sensori di bordo, così da renderlo in grado di guidare la vettura verso una soluzione. Le telecamere a bordo dell'auto trasmetteranno uno streaming in tempo reale di ciò che succede all'esterno.

    Una soluzione che racconta chiaramente come l'intervento umano sia ancora fondamentale, anche nei progetti di self driving più visionari come quello di Google. Al momento, secondo gli esperti, il brevetto depositato qualche giorno fa da Big G ha ancora un limite: stabilire quando la “Car” è bloccata per situazioni impreviste (come quella degli animali in strada) e quando invece è ferma nel traffico di un concerto o all'uscita dello stadio. L'allarme non può scattare semplicemente in base al tempo di sosta forzata, e per questo gli ingegneri sono già al lavoro per migliorare questi dettagli. La strada è ancora lunga.

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