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Dossier D-Orbit mette a riposo i satelliti

    Dossier | N. 221 articoliPiù start-up con il Sole

    D-Orbit mette a riposo i satelliti

    (Olycom)
    (Olycom)

    Mezzo secolo di missioni spaziali ha portato all'accumulo in orbita di una grande quantità di detriti. C'è il pericolo che, come nel film Gravity, si verifichi la sindrome di Kessler: una catena di urti che moltiplica i frammenti rendendo impraticabile lo spazio circumterrestre. Ma già oggi i detriti sono un problema, dato che occupano spazi utili e costringono i satelliti a manovre per evitare collisioni, diminuendo il propellente a disposizione e quindi la vita operativa. Per questo stanno entrando in vigore norme che obbligano a dotare i satelliti di tecnologie che ne consentano il rientro sicuro a terra al termine del servizio.

    A questo provvede il brevetto della startup italiana D-Orbit, un sistema in cui un razzo a propellente solido è in grado di spingere il satellite verso la Terra anche in caso di grave avaria degli altri sistemi. I fondatori Luca Rossettini e Renato Panesi si sono incontrati negli USA nel 2009 grazie a una borsa di studio Fullbright Best, che ha permesso loro di studiare un business plan per una startup basata su un progetto scientifico. I primi finanziamenti sono arrivati da Fondamenta SGR (poi assorbita da Quadrivio) attraverso i fondi TTSeed e TTVenture. A questi si sono aggiunti ComoVenture e i club investitori di Torino e Como. Sono stati raccolti complessivamente 5.000.000 €, che hanno consentito all'azienda di passare da 4 a 32 dipendenti e di aprire un ufficio commerciale negli USA, oltre a una consociata in Portogallo finanziata grazie a un bando del MIT e a fondi ESA.

    Finora D-Orbit si è sostenuta grazie a 2.000.000 € ottenuti attraverso Horizon 2020 e partecipando come subcontractor alla progettazione di satelliti. Nel 2012 ha completato i test a terra del suo motore, e nel 2013 la centralina elettronica è stata testata in orbita a bordo del satellite Unisat 5. Entro la fine dell'anno verrà collaudato il sistema completo, montato su un satellite ad hoc, il D-Sat, che rimarrà in orbita per 60 giorni e verrà poi decommissionato.

    «I test a terra sono più stringenti di una missione reale, ma la prova spaziale servirà a darci credibilità”, ci ha detto Renato Panesi. “Iniziamo ora le vendite: ci rapportiamo con le maggiori agenzie spaziali e con i privati. C'è già un importante operatore interessato, dato che il nostro sistema elimina l'obbligo di riservare parte del propellente alla manovra di de-orbiting. Siamo in piena campagna di fundraising: dialoghiamo con investitori italiani e stranieri per raccogliere altro capitale di rischio ed espandere la nostra rete commerciale.

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