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Caos centristi, lo strappo di Schifani

le tensioni nei partiti

Caos centristi, lo strappo di Schifani

«Ora è evidente che da qui all’autunno l’attività del Senato dovrà ridursi al minimo per evitare qualsiasi possibile insidia». È la riflessione dei vertici del Pd del Senato dopo che ieri è scoppiata la piccola bomba delle dimissioni di Renato Schifani da capogruppo di Alleanza popolare (Ncd più Udc). Una di quelle “bombe” tutte politiche e per lo più incomprensibili alla gente comune, e per questo molto fastidiosa per il premier Matteo Renzi. Ma lo smottamento del maggiore alleato di governo non può non esser argomento di seria riflessione per Palazzo Chigi e Largo del Nazareno: Schifani lascerà la maggioranza per unirsi a Forza Italia? quanti sono i senatori che fanno riferimento a lui? chi è ora il referente politico di Angelino Alfano in Senato? in queste condizioni quanto ancora si può andare avanti?

Intanto i primi effetti delle fibrillazioni nel partito di Alfano, i cui voti sono indispensabili per il governo a Palazzo Madama se non si vogliono rendere decisivi quelli dei verdiniani di Ala (19 senatori), si fanno sentire subito. Proprio ieri il controverso disegno di legge che punta a introdurre nel codice penale italiano il reato di tortura, dopo la riunione della Capigruppo, è stato rinviato sine die. Per la gioia di Alfano, appunto, che commenta: «Molto saggia la decisione del Senato di sospendere la discussione sul Ddl tortura e non perché siamo contrari nel merito all’introduzione di questo reato ma perché non possono esserci equivoci sull’uso legittimo della forza da parte delle forze di polizia». Seconda vittima del caso Schifani il disegno di legge sul processo penale, con il nodo prescrizione compreso: anche in questo caso la maggioranza ha concordato di rinviare a settembre l’esame in Aula del provvedimento. Anche se un’intesa in commissione sembra sia stata raggiunta tra Pd e centristi e forse già oggi ci saranno i primi voti: sospensione della prescrizione per 18 mesi, sia in appello che in Cassazione, dopo la condanna di primo grado; per i reati di corruzione è invece previsto l’aumento dei termini della metà con l’esercizio dell’azione penale (modifica all’articolo 161 e non 157 del codice di procedura penale). Come che sia, comunque si voterà oggi in commissione, l’esame dell’Aula salta. «Da qui alla sospensione estiva approveremo solo i decreti in scadenza, poi a settembre si vede...», fanno sapere dal gruppo del Pd.

Eppure Schifani assicura che, finché rimarrà in Alleanza popolare, continuerà a votare con la maggioranza (Laura Bianconi sarebbe in pole position per sostituirlo come nuovo capogruppo). «Poi di vedrà», aggiunge. Lasciando immaginare che quel “poi” non è poi così lontano. Tutto politico il dissenso di Schifani : favorevole alla ricostruzione di un centrodestra assieme a Fi sul “modello Milano”, l’ormai ex capogruppo non condivide la linea centrista e autonomista di Alfano. «Un mero tentativo di tenere in vita un gruppo parlamentare sotto l’egida di un futuro ambiguo, di una formazione politica tutta da costruire su iniziative e idee che non provengono dal territorio ma da stanze di palazzo», è l’epitaffio di Schifani al progetto del ministro dell’Interno. Il quale si limita a rispondere: «Prendo atto ma la linea non cambia». Difficile al momento capire quanti senatori sarebbero pronti a seguire Schifani, che venerdì scorso è stato ricevuto ad Arcore da Silvio Berlusconi, fuori da Alleanza popolare: quelli in fibrillazione sono circa nove, anche se gli alfaniani (in questo d’accordo con i vertici democratici del Senato) sono certi che alla fine saranno solo due o tre. Ma al di là dei numeri la riflessione in casa democratica riguarda la prospettiva politica: in queste condizioni non ha senso arrivare alla fine della legislatura. «Dopo il referendum la legislatura è comunque finita - dice un dirigente renziano - perché sono esaurite le ragioni della coabitazione al governo tra Pd e Ncd». Tradotto, è probabile che si tornerà alle urne a febbraio o al più tardi nella primavera del 2017.

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