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Al Sud 10mila imprese in più. Boccia: timidi segnali di ripresa

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check up Mezzogiorno

Al Sud 10mila imprese in più. Boccia: timidi segnali di ripresa

Il Sud riparte con nuova vitalità delle imprese e export record. C’è «un potenziale di crescita enorme» ma restano «elementi di incertezza» e adesso risulta «cruciale» investire. È quanto si registra nel check up Mezzogiorno di Confindustria e Centro studi Srm. Per la prima volta, dal 2008, nel secondo trimestre 2016 è cresciuto il numero delle imprese, «oltre 10mila in più, +0,6%». Prova di una «grande vitalità imprenditoriale», spinta da giovani (con 220mila imprese giovanili) e start up innovative (+39,2% in un anno). Il Mezzogiorno «può diventare un laboratorio di attrazione degli investimenti per cavalcare la quarta rivoluzione industriale» è la notazione del presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, commentando i «timidi» segnali di ripresa. «Bisogna usare al meglio i fondi di coesione per le infrastrutture, riattivare gli investimenti privati e con grande attenzione alla politica dell’offerta per la competitività delle imprese, con maggiore intensità al Sud perché diventi attrattivo». Secondo Boccia è «opportuno coordinare per univocità d’intervento strumenti regionali e nazionali in una dimensione di convergenza».

Decisivo il ruolo dei fondi strutturali
«La fotografia del Mezzogiorno all’inizio del 2016» di Confindustria e del Centro studi Srm (Intesa Sanpaolo) è «quella di una area che torna lentamente alla crescita, in cui i segnali positivi, peraltro ancora insufficienti a colmare in tempi brevi i divari apertisi con la crisi, si affiancano ad elementi di incertezza più o meno significativi». Il terreno perduto tra il 2007 ed il 2014 «è davvero molto ampio». Il Sud «ha un potenziale di crescita enorme, ma è la ripresa degli investimenti privati e pubblici a poter fare la differenza tra la ripartenza e il ripiegamento delle prospettive di crescita», avverte il rapporto. «Ancora una volta è decisivo il ruolo che può essere svolto dai fondi strutturali» e il fattore tempo rimane «la variabile chiave. Sebbene velate di incertezza, le prospettive economiche restano timidamente positive: se il Sud ne sa approfittare, può trainare la ripartenza dell’intero Paese».

Export record anche se non mancano ombre
Il numero delle imprese sale di 10mila a 1,7 milioni «anche grazie alla robusta riduzione dei fallimenti in quasi tutte le Regioni». Un tessuto vitale anche se si conferma caratterizzato da «imprese di piccola e piccolissima dimensione». Le esportazioni «fanno registrare un record, anche se non mancano delle ombre. Nel complesso, infatti, rispetto al primo trimestre del 2015, l’export meridionale cresce del 2,5% (a fronte di una sostanziale stazionarietà del dato nazionale). Calano le esportazioni in Campania, Puglia, Calabria, Sicilia, Sardegna, mentre crescono in Abruzzo, Molise e Basilicata. Sul fronte del lavoro «migliora il tasso di occupazione, salito di 0,6 punti percentuali rispetto al primo trimestre
2015, con oltre 50mila occupati in più, ma la crescita degli occupati a tempo indeterminato sembra frenare nei primi mesi del 2016, anche a causa della riduzione dell’effetto degli sgravi contributivi. Le assunzioni agevolate nei primi cinque mesi si sono ridotte di circa il 57%». Molto elevata ancora la disoccupazione (superiore al 20%), soprattutto quella giovanile (53,9%) che Confindustria non esita a definire «drammatica», e quella femminile (22,2%). Il dato sulla cassa Integrazione, però, si mantiene sui livelli pre-crisi, già raggiunti nel 2015, a conferma della stabilizzazione dell'economia meridionale.

Si rafforza la domanda di credito
Confindustria e Srm rilevano anche che «si stabilizzano le dinamiche creditizie. Nel 2015 gli impieghi crescono al Sud in misura maggiore (+2,5%) rispetto alle altre ripartizioni (dove anzi calano, ad eccezione del Centro): si rafforza la domanda di credito, e scendono i tassi attivi sulle operazioni a breve, anche se rimane un differenziale di circa 1 punto e mezzo rispetto alla media italiana. Crescono, tuttavia, anche le sofferenze, che hanno ormai superato la soglia dei 42 miliardi di euro (pari al 15,1% del totale dei crediti concessi) su un totale di 144 sul piano nazionale».

E il turismo dà segnali brillanti
Segnali «chiaramente positivi» dal turismo. Sono «in costante incremento» gli arrivi nei porti (150 mila crocieristi in più nel solo porto di Napoli) e negli aeroporti (+3,4%), i turisti stranieri sono stati con oltre 500mila in più nel 2015 e
la loro spesa è aumentata di quasi mezzo miliardo di euro «con aumenti equamente distribuiti in tutte le Regioni». +13% per gli introiti di musei, monumenti e aree archeologiche: il dato «conferma che si tratta di un turismo di qualità, in grado di spingere la filiera della cultura, già oggi consistente (14
miliardi di euro di valore aggiunto al Sud e quasi 300mila occupati)» e di generare altre opportunità che possono far leva su «dotazione e diffusione del patrimonio esistente».

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