Italia

Taglio stipendi, il M5S rilancia ed è bagarre in aula

  • Abbonati
  • Accedi
alla camera

Taglio stipendi, il M5S rilancia ed è bagarre in aula

ROMA - Anche quest’anno l’approvazione del bilancio della Camera si è trasformata in un’occasione per il M5s di tornare alla carica per il taglio degli stipendi dei parlamentari, lasciando sullo sfondo il risultato che ha portato a un risparmio complessivo da inizio legislatura di 270 milioni di euro. In un’aula che si è trasformata in un’arena, i grillini hanno attaccato chiedendo il dimezzamento delle indennità. «Proponiamo il taglio degli stipendi di tutti i parlamentari e dei loro vergognosi privilegi e la reazione in Aula è sempre la stessa: insulti, attacchi, reazioni scomposte», attacca il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio. Lo stesso ripete Alessandro Di Battista: «La dignità di camminare a testa alta nelle piazze non vale 12mila euro mensili di stipendio che vi intascate», ha detto, rivendicando la scelta dei pentastellati di tagliarsi lo stipendio.

Dai banchi del Pd ma anche di Sel però è arrivata immediata la reazione. «Vendete il falso. Alla fine anche voi prendete 8mila euro» replica il capogruppo dem alla Camera Ettore Rosato, mentre la giovane deputata del Pd Giuditta Pini fa i conti in tasca proprio a Di Battista andando a «controllare» la sua busta paga da parlamentare da cui emergerebbe che il taglio è in parte apparente. «Su 5.246 euro, avendone restituiti 2.058, il netto è di 3.187 euro» ma poi quando si arriva alla voce rimborsi (8.379 euro) «con la restituzione ne restano 6.287. Per un totale, quindi, di 9.475,46 euro, a cui se ne aggiungono 135 di spese telefoniche, 341 di trasporti e 1.142 di vitto». Un esercizio di contabilità che ha fatto anche il deputato di Sinistra italiana e segretario dell’Ufficio di presidenza Gianni Melilla: «Sono andato a vedere analiticamente le vostre restituzioni nell’ultimo mese che sono in media pari a 2mila euro». Soldi che vanno a finanziare – sottolinea Melilla – un Fondo statale per il microcredito, al quale le quote dei grillini contribuiscono «solo per lo 0,076 per cento del totale» . Non solo. Il deputato di Si a sua volta rivendica di tagliarsi come gli altri parlamentari del suo gruppo «3.500 euro al mese».

Ma lo scontro tocca l’apice quando il pentastellato Manlio Di Stefano accusa i colleghi degli altri gruppi di non avere alle spalle nessuna professionalità, di essere vissuti in sostanza solo grazie alla politica. Dai banchi degli altri gruppi parte la reazione che costringe più volte Laura Boldrini a intervenire: «Questa sta fuori...», ha sussurrato a microfoni spenti il deputato del M5s alla richiesta di «maggiore rispetto verso i colleghi» da parte della presidente.

Alla fine, dopo una lunga serie di voti sugli ordini del giorno, arriva il via libera sul consuntivo 2015 e sul Bilancio 2016 con oltre 300 voti favorevoli, una settantina di contrari e 15 astenuti. Boldrini rivendica la spending review adottata da Montecitorio che porterà nel 2016 a restituire allo Stato 47 milioni: «Non era mai successo prima, dobbiamo essere orgogliosi di questo risultato, che non ci sarebbe stato senza contributo fattivo di questa amministrazione».

© RIPRODUZIONE RISERVATA