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Dossier Doping e arbitraggi: anche per gli azzurri è «Guerra Fredda»…

Dossier | N. 97 articoliOlimpiadi e Paralimpiadi di Rio 2016

Doping e arbitraggi: anche per gli azzurri è «Guerra Fredda» con la Russia

Il pugile russo Tischenko mentre viene proclamato vincitore dall’arbitro al termine del confronto contro l’azzurro Clemente Russo nei quarti di finale di pugilato (LaPresse)
Il pugile russo Tischenko mentre viene proclamato vincitore dall’arbitro al termine del confronto contro l’azzurro Clemente Russo nei quarti di finale di pugilato (LaPresse)

Non bastava la bufera doping. Russia nell'occhio del ciclone anche per i presunti arbitraggi favorevoli. E a puntare il dito stavolta sono proprio gli azzurri. C'è chi

lo fa in modo veemente e furioso, come Clemente Russo, eliminato dal torneo di boxe dei pesi massimi dal gigante Tischenko: «Lui non mi ha mai preso e quando l'ha fatto erano piumini, solo nel secondo round ho contato otto colpi pesanti per me a segno. È scandaloso, ma certo non mi fermo qui, ho un contratto di due anni con l'Apb e nel 2018, quando inizierà il biennio olimpico per Tokyo, valuterò se puntare alla quinta Olimpiade, io mi sento un ragazzino», ha spiegato Russo. Ancora più duro il d.t. azzurro Damiani: «È stato un furto, una vergogna: in questo mondo io non ci voglio più stare».

C'è chi invece lancia allusioni, come il ct della sciabola maschile Giovanni Sirovich («Non sono tranquillo quando affrontiamo i russi? Nessuno è tranquillo in quel caso…»), dopo che ad attaccare era stato Aldo Montano in persona, eliminato agli ottavi dal russo Kovalev: «Lui è un avversario tosto, è stato campione del mondo, proprio in quel Mondiale ci avevo perso. Però mi rode: mi sono state girate due stoccate, una sul 10-9, e allora pensi a tutto. Sei lì che parti già aspettando che prima o poi arrivi l'errore arbitrale e guarda caso è arrivato. Kovalev avrebbe potuto non essere qui (per il caso doping che ha travolto lo sport russo)? Non so, dico solo che su questa vicenda volevamo più chiarezza. Non è possibile che prima escano dei nomi, poi si ritira tutto. Che alcune federazioni decidano in un senso e altre in un altro» (la Federscherma internazionale è presieduta dal russo Usmanov, così come il capo degli arbitri, che è anche il direttore tecnico della Nazionale; ndr).

Tagliente anche Elisa Di Francisca, che lascia per una sola stoccata il trono del fioretto alla russa Deriglazova, di cui pure riconosce i meriti: «Lei ha meritato, ma prima della finale mi era stato suggerito di tirare stoccate pulite, inequivocabili, perché in caso di stoccate dubbie, ben difficilmente l'arbitro avrebbe deciso a mio favore...». «Io sono contenta per quello che faccio, perché per portare a casa i miei risultati faccio una grande fatica, non corrompo, non uso il doping, ma questo è un mondo dove soldi, potere e case farmaceutiche hanno grande influenza», continua la jesina appena ricevuto l'argento olimpico. Ma se questa medaglia, in futuro, si trasformasse in oro, in seguito, magari al coinvolgimento della sua rivale in un caso di doping, come reagirebbe? «Lo accetterei e ne sarei contenta pensando ai sacrifici che ho fatto – spiega la Di Francisca – ma preferirei vincerlo duellando in pedana, sì, proprio con un nuovo assalto in pedana». Insomma, sarà pure l'amarezza per le sconfitte subite, ma l'incrocio con l'orso russo qui a Rio è sempre meno gradito anche da parte dei nostri campioni.

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