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Banche, la Borsa guarda alle fusioni

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Banche, la Borsa guarda alle fusioni

  • –Maximilian Cellino

cernobbio

Impossibile non parlare di banche all’abituale appuntamento di fine estate a Cernobbio: perché la presenza dei banchieri del forum organizzato a Villa d’Este da The European House–Ambrosetti è sempre piuttosto significativa, perché il sistema del credito (europeo e non soltanto italiano) è l’osservato speciale sui mercati finanziari e anche perché a livello borsistico i titoli bancari arrivano da una settimana di convincente ripresa (hanno registrato un rialzo medio del 7,1% in Italia e del 6,2% in Europa).

Quest’ultimo movimento è stato anche in parte propiziato dalle indiscrezioni (poi smentite) su una fusione fra le due «big» tedesche Deutsche Bank e Commerzbank e anche sulla necessità di aggregazioni, anche a livello sovranazionale, per ovviare alla questione chiave del sistema: la difficoltà di sopravvivere alla sfida della redditività in uno scenario di tassi zero o addirittura negativi. Sul tema, e sulle possibili operazioni che potrebbero interessare anche le banche italiane, si è avvertita ovviamente una certa riservatezza, e non poteva essere altrimenti: prima c’è da sgombrare ogni dubbio sul fatto che gli istituti italiani possano essere considerate la zavorra, se non addirittura la mina vagante, d’Europa.

A questo ha contribuito una voce decisamente autorevole, come quella di Valdis Dombrovskis, vicepresidente della Commissione Ue responsabile per l’euro e i mercati finanziari, secondo il quale lo stato di salute delle banche di casa nostra non costituisce un pericolo per l’Eurozona. «Come abbiamo visto con il risultato degli stress test la condizione del sistema bancario europeo è migliorata e gli istituti finanziari sono oggi meglio capitalizzati, e ciò è vero anche per l’Italia», ha affermato l’ex premier lettone, aggiungendo che nel caso specifico italiano «in alcune banche» è emerso un deficit di capitale in un’ipotesi di scenario economico avverso, ma che «queste banche stanno aumentando il loro patrimonio».

Qualche passo in avanti è dunque stato compiuto, ma non tutto è ovviamente risolto come ha sottolineato Yves Mersch, membro del consiglio Bce. «Le restanti fragilità del settore finanziario devono essere risolte e l’unione bancaria va completata», ha spiegato il banchiere lussemburghese, richiamando in particolare alla necessità di creare con urgenza un sistema europeo di garanzia dei depositi «per procedere rapidamente sia sulla riduzione, sia sulla condivisione dei rischi bancari».

Tornando al tema delle aggregazioni, la questione sembrerebbe stare particolarmente a cuore anche al mondo produttivo: «Le imprese italiane - ha sostenuto Mario Moretti Polegato, fondatore e presidente di Geox - sono molto presenti oltre i confini nazionali, con export e produzione, e se le banche non avessero la forza di essere presenti all’estero dovrebbero fare delle aggregazioni in modo che gli imprenditori italiani si sentano assistiti». Non è però un compito facile, ha avvertito Giovanni Bossi, Ad di Banca Ifis, perché se è vero che «le fusioni tra banche in Italia sono necessarie, dato che la crescita dimensionale permetterebbe anche di affrontare in modo migliore la trasformazione digitale, spesso però sono gli interessi di “campanile” a paralizzarle». E forse non è neppure un’azione risolutiva: «Le fusioni sono sicuramente necessarie per migliorare la redditività - Gianluca Garbi, a.d. di Banca Sistema - e sono anche un’occasione per fare efficientamento, ma non sono sufficienti perché in Italia esiste comunque un eccesso strutturale di offerta del credito rispetto alla domanda effettiva».

Dall’ipotetico risiko bancario si tira comunque fuori al momento Intesa Sanpaolo: «Cresciamo attraverso l’espansione della nostra attività, sia nel credito sia nella gestione del risparmio, non stiamo aggregando nessuno ma stiamo rafforzando il nostro gruppo», ha ribadito il presidente Gian Maria Gros-Pietro, che poi si è soffermato sul riassetto di Mps, oltre che sullo slittamento della cessione delle «good bank» nate dal salvataggio di Banca Etruria, Banca Marche, Carife e Carichieti. «La mancata vendita - ha detto - è una questione temporanea e comunque di piccole dimensioni, mentre quello di Mps è un problema più importante che penso andrà a soluzione visto che ci stanno lavorando istituti di alto standing».

A proposito di Mps, Jean Pierre Mustier non è impensierito dalla possibile sovrapposizione dell’aumento di capitale della banca senese con quello eventuale che potrebbe lanciare UniCredit. «Non sono preoccupato, lavoro sul piano strategico di UniCredit che comunicheremo prima della fine dell’anno», ha ribadito l’Ad del gruppo di piazza Gae Aulenti, che ha evitato anche di parlare del possibile consolidamento a livello europeo.

Nessun commento da parte di Mustier neppure sulle affermazioni del presidente del Consiglio, Matteo Renzi, sulla necessità di ridurre gli organici delle banche, tema sul quale si è invece soffermato Luigi Abete: «In quelle parole - ha detto il presidente di Bnl - non ho visto né una minaccia, né una disattenzione, piuttosto la consapevolezza di un politico avveduto, che non ha fatto una previsione ma un ragionamento: è evidente che il processo di consolidamento va fatto altrimenti esiste un problema di competitività del settore poiché i margini si sono ridotti».

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