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Puglia, priorità imprese e infrastrutture

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Puglia, priorità imprese e infrastrutture

  • –Vincenzo Rutigliano

BARI

Il Patto per la Puglia firmato dal premier, Matteo Renzi, e dal governatore della regione, Michele Emiliano, prevede risorse per 2 miliardi e 75 milioni di euro destinati, pro quota, al finanziamento di 45 interventi strategici. La dote pugliese del Patto per il Sud viene tutta dal fondo di Coesione e Sviluppo (Fsc), è molto meno di quella che la Puglia ha richiesto in questi anni, ma il tempo stringe perché i bandi e le gare per le opere devono partire subito, entro il 2017, come vuole il Governo che perciò ha erogato solo 380 milioni, il 18% del totale. Ai 2,75 miliardi vanno aggiunte, completando così tutta la previsione finanziaria del Patto, le risorse per 3,4 miliardi provenienti dalla programmazione Ue 2014/2020. In totale il Patto raggiunge quindi i 5,437 miliardi, destinati al finanziamento di interventi su infrastrutture, ambiente, sviluppo economico, turismo, cultura e politiche sociali. Nella lista, licenziata dalla giunta Emiliano martedì e poi trasmessa a Roma, gli interventi destinati al sostegno dello sviluppo economico assorbono la previsione finanziaria più cospicua, quasi 2,5 miliardi di euro (1,4 del fondo Cfs), è destinata agli aiuti agli investimenti delle imprese (893 milioni), ai servizi per ricerca e innovazione (192 milioni), al sistema regionale degli sportelli unici (72 ). Seguono gli interventi infrastrutturali che prevedono l’utilizzo di soli fondi Cfs per quasi 850 milioni su ferrovie (completamento bretella ferroviaria sud est barese, terminal intermodale a Taranto-Nasisi, piattaforma logistica integrata a Borgo Incoronata a Foggia,interconnessione delle reti Bari Nord e RFI a Bari Lamasinata, elettrificazione della metropolitana Martina Franca-Lecce-Gagliano), su strade (collegamento tra la statale 7 e l’aeroporto di Grottaglie, la litoranea interna della zona tarantina di Talsano-Avetrana, l’infrastrutturazione viaria interna dei Monti Dauni) e porti (opere di difesa del porticciolo San Domino alle isole Tremiti). Quasi 1,7 miliardi (di cui 1,172 provenienti dalla programmazione Ue) sono destinati all’ambiente e la parte più cospicua, 500 milioni, va al rafforzamento del sistema della depurazione e fognatura mentre per l’efficientamento energetico delle imprese e del patrimonio pubblico sono previsti 346 milioni e 372 per la tutela del suolo e delle coste. Quasi 500 milioni per tutela e valorizzazione dei beni culturali, riqualificazione dei centri urbani, valorizzazione dei beni demaniali. Infine 718 milioni per il reddito di dignità e 420 per inclusione sociale e social housing. Oltre alle risorse del Patto, la Puglia attende altri 1,4 miliardi rivenienti dalla delibera Cipe di inizio agosto che ha effettuato la ripartizione dei 9 miliardi residui di fondi ex Fas tra le regioni meridionali. Risorse che dovrebbero finanziare, tra le altre opere, anche la tangenziale ovest di Lecce, il progetto del treno-tram di Manfredonia, in Capitanata, la variante alla tangenziale di Bari (da Mungivacca a Mola) oltre a bonifiche ambientali e altri interventi sulle reti ferroviarie. La firma del Patto salva l’impianto delle richieste pugliesi, per quanto limate per ragioni finanziarie rispetto a quelle su cui aveva iniziato a lavorare il precedente governatore, e dovrebbe segnare anche il ritorno ad un clima istituzionale meno arroventato dopo le polemiche su referendum anti-trivella, xylella, gasdotto Tap,Ilva.

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