Tecnologia

Dossier Musica: ecco Dcp, software contro le violazioni del diritto…

    Dossier | N. 212 articoliPiù start-up con il Sole

    Musica: ecco Dcp, software contro le violazioni del diritto d’autore

    Scovare casi di pirateria e contraffazione sul web, con un monitoraggio quotidiano che naviga tra aste online, pagine private e social network. Digital content protection (Dcp), nata due anni fa come spin off della Federazione contro la pirateria musicale e multimediale, ha sviluppato una serie di tecnologie proprietarie con un unico obiettivo: tutelare il diritto d'autore, del marchio e della persona dalle violazioni che si diffondono su Internet. Insomma, «un lavoro di brand protection, protezione del brand a 360 gradi» spiega al Sole 24 Ore Luca Vespignani, amministratore delegato di Dcp. La società, fondata con un capitale di 350mila euro, viaggia già su un fatturato sopra il milione di euro e ha costruito un portafoglio di 30 clienti che incude griffe di moda, case editoriali, emittenti (Sky Italia) e case di produzione di videogames. Il team è cresciuto fino a un totale di 12 professionisti, con l’aggiunta occasionale di consulenti esterni sui casi che richiedono competenze specifiche. I servizi offerti sono tre, ricompresi sotto le voci di tech, lab e track: tecnologie per il monitoraggio del web a caccia di contenuti illeciti (tech), studio dei problemi e consulenza per la tutela dei propri diritti (lab) e valutazione «qualitativa e quantitativa» sulla presenza del proprio brand online, dai rischi di contraffazione alla reputazione guadagnata tra gli utenti in forum specializzati e recensioni (track). Vespignani la definisce un’attività di controllo «molto pesante», rivolta sia alla materia prima del Web (file, contenuti multimediali) sia alla vendita di prodotti fisici in forma abusiva. Il tutto, con un sistema di notifiche automatico per la rimozione di post e contenuti illeciti: ogni giorno se inviano più di 100, senza contare il totale di pagine passate al setaccio per rilevare contenuti illeciti. «Per alcuni clienti siamo arrivati a chiedere e ottenere la rimozione di 50mila post in un anno. Il livello di collaborazione? Buono, perché riusciamo a far cancellare il 95% dei contenuti incompatibili» aggiunge Vespignani. Uno tra i terreni più insidiosi? I social network: le bacheche di piattaforme generaliste, come Facebook, possono trasformarsi in luoghi di scambio per la vendita di articoli contraffatti. «È una attività di scavo: si tratta di andare a controllare fino all’ultimo post su Facebook, dove magari vengono venduti prodotti in maniera illecita – dice Vespignani - Richiede un monitoraggio intenso e un lavoro di team».

    © Riproduzione riservata