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Mattarella: «Moro cercò sempre un dialogo rispettoso fra i…

100 anni dalla nascita

Mattarella: «Moro cercò sempre un dialogo rispettoso fra i partiti»

Sergio Mattarella
Sergio Mattarella

«Ricordiamo oggi a cento anni di distanza la nascita di un grande statista italiano. Nella sua figura, più che in quella di altri, si riassume la fatica della democrazia, opera sempre in divenire, mai definitivamente compiuta». Lo ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione delle celebrazioni al Quirinale del centenario della nascita di Aldo Moro.

Dovere della democrazia è interpretare la società
«Dovere - e possibilità - della democrazia è interpretare la società». Lo ha affermato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel suo intervento al Quirinale per i 100 anni della nascita di Aldo Moro riprendendo parole dello statista ucciso dalle Brigate Rosse. Moro, ha sottolineato Mattarella, «attribuiva alle forze politiche una responsabilità propria: “Riportare allo Stato - sono parole sue - quello che dalla società deve necessariamente giungere allo Stato, perché la stessa autonomia della vita sociale sia opportunamente garantita e sviluppata”. Per questo la sua visione - ha rilevato il capo dello Stato - era l'esatto contrario di concezioni conservatrici. Lo animava una forte spinta alla innovazione: nel sistema politico, nella definizione di nuove opportunità nella società, con la stagione delle riforme».

Cercò sempre il dialogo rispettoso tra i partiti
«Moro si distinse - ha detto il capo dello Stato nel corso della cerimonia al Quirinale - per l’opera prestata a favore di un dialogo permanente e rispettoso tra le forze politiche del Paese e per lo sforzo, intenso e prolungato, teso a rendere le istituzioni democratiche permeabili alle istanze della società civile».

Cento anni dalla nascita di Aldo Moro, intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella

Il meno dogmatico con i politici
Per il presidente, Moro appariva tra i politici «il meno dogmatico», con una «leadership forte», sempre attento «all'ascolto delle istanze critiche, di esperienze inedite, di nuovi orizzonti». Moro, ha ricordato Mattarella, «non rinunciava ad affidare alla politica il dovere e il compito di indicare mete collettive, di guidare processi di innovazione. Proprio per questo gli appariva irrinunciabile l'esigenza dell'ascolto, il bisogno di intendere la complessità dei problemi e delle vicende. Per lui immutabilità avrebbe significato, diceva “compiere una rinuncia, la rinuncia a una splendida funzione che passerebbe ad altri, comportando anche il venir meno di una ispirazione cristiana, in effetti eccessiva e inutile per una funzione di mera conservazione”».

Era animato da fiducia nello Stato democratico
Da queste sue parole per Mattarella «emerge come, animato da fiducia nello Stato democratico, Moro non mancasse mai di sottolineare la necessità di ricondurre alle forme partecipative gli elementi di contestazione presenti nella società, fossero le lotte sindacali o quelle studentesche. Scelta che comportava il dovere delle istituzioni di farsene attente ascoltatrici».

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