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Davigo (Anm): giustizia a rischio collasso per carenza di personale

comitato direttivo anm

Davigo (Anm): giustizia a rischio collasso per carenza di personale

Soddisfatta per la frenata del ddl sul processo penale al Senato, che martedì rischia di finire su un binario morto almeno fin dopo il referendum per le incertezze del Governo sulla fiducia, l'Anm insiste nel pressing sul Governo sui mali nascosti della riforma. Per rilanciare l'allarme sul «rischio collasso» degli uffici giudiziari per la carenza di risorse e personale amministrativo l'Associazione magistrati guidata da Piercamillo Davigo ha riunito oggi a Roma i vertici di tribunali, procure e corti d'appello.

A rischio l’apertura al pubblico degli uffici giudiziari
Una platea di addetti ai lavori voluta dal Comitato direttivo Anm per certificare lo stallo della Giustizia italiana, a un passo dalla crisi funzionale, incapace «di provvedere a convalide e convocare le udienze» ma anche semplicemente «di aprire gli uffici» ai cittadini. Mancano infatti 9mila unità di personale amministrativo, e la scopertura media degli organici è del 21%, con punte del 50 per cento. «Quale azienda potrebbe funzionare con scoperture del 52% del personale?» chiede polemicamente Davigo in apertura.

Il nodo delle “indagini brevi”
Il confronto a distanza è con il ministero della Giustizia, cui spetta di fornire le risorse logistiche e di personale agli Uffici giudiziari, e con il guardasigilli Andrea Orlando, che da mesi sta cercando di mandare in porto la controversa riforma del processo penale. Il ddl, ora alla seconda lettura a Palazzo Madama, non piace al sindacato delle toghe che chiede alla maggioranza di «ripensare completamente norme sbagliate e che avranno l'effetto di buttare al fiume le indagini, soprattutto in tema di corruzione». Tra i punti più critici della riforma c'è soprattutto la norma sulle cosiddette “indagini brevi”, che fissa tempi stretti per l'esercizio dell'azione penale alla conclusione delle indagini, con trasferimento delle indagini dalle procure ordinarie alle procure generali in caso di mancato rispetto dei termini. Così , ha attaccato Davigo, «si obbligano i magistrati delle procure a vuotare gli armadi anziché fare le indagini»

Reclutamento 1.000 amministrativi «è un segnale, ma non basta»
Negli interventi dei capi degli uffici giudiziari non sono mancati giudizi positivi sugli sforzi di Orlando e per «l’inversione di tendenza in atto in molte realtà. Ma il quadro continua a rimanere negativo, insiste Davigo, convinto che le misure messe in campo dal ministero siano «del tutto insufficienti» per risollevare la Giustizia italiana: « Do atto delle buone intenzioni del ministro ma devo ricordare che la via dell'inferno è lastricata di buone intenzioni». Almeno sul fronte degli organici qualcosa si è però mosso. Preoccupato di arginare le critiche delle toghe alla “sua” riforma, il guardasigilli è corso ai ripari nei giorni scorsi annunciando entro novembre l'assunzione straordinaria di 1.000 cancellieri e la pubblicazione del bando di concorso periodico per l'arruolamento di oltre 300 magistrati. «Un buon segnale», ammette Davigo, «ma nel frattempo ne andranno in pensione altrettanti», a causa dei tempi lunghi necessari a perfezionare l'immissione in ruolo del personale amministrativo.

Ricorso alla mobilità Pa «iniziativa priva di senso comune»
Da bocciare anche quelle che il leader Anm chiama «inaccettabili giochi di prestigio», come il drastico taglio dell'età pensionabile delle toghe «con lo slogan “largo ai giovani”», che in realtà non sono mai arrivati. O il ricorso alla mobilità del personale pubblico, annunciata da Orlando al termine di un incontro con la ministra della Pa Marianna Madia. Il ricollocamento secondo Davigo non segue infatti alcun «criterio di pertinenza», confermando il giudizio negativo dell'Anm che considera le iniziative del ministero «scoordinate e prive di senso comune». Meglio puntare su un «piano pluriennale di assunzioni», altrimenti quelle appena annunciate resteranno «una goccia nel deserto». E smettere «di considerare la giustizia un costo» - conclude Davigo - perché «se avessimo il personale potremmo riscuotere sanzioni che non vengono riscosse». Oggi la quota delle riscossioni si ferma al 3 per cento.

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