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Dossier Referendum, Renzi: «Bersani ha votato tre volte la riforma»

Dossier | N. 118 articoliReferendum costituzionale

Referendum, Renzi: «Bersani ha votato tre volte la riforma»

«Bersani ha votato sì tre volte a questa riforma, non l'ho scritta io da solo a Rignano sull’Arno, è stata due anni e quattro giorni in Parlamento. Bersani l’ha votata 3 volte, se cambia idea per il referendum ognuno si farà la sua opinione». Lo ha detto Matteo Renzi, a L’Arena, parlando della decisione dell'ex segretario Pd di votare no al referendum. «A me interessa - ha detto Renzi - che i cittadini sappiano su che cosa si vota, che non è né la faccia mia né quella di Bersani».
Nel Pd la rottura sul referendum sembra insanabile e la direzione del partito convocata per domani sembra dovrà sancire una spaccatura che oggi si è già consumata attraverso dichiarazioni ai giornali e alle tv.

Se vince il no non cambia nulla, ma non votare in base all’antipatia
«C’è chi fa politica per cambiare il paese e chi solo per attaccare gli altri. Quando uno vota per antipatia è un elemento che dimostra una scarsa visione del paese», ha detto il premier. «Molti fanno scenari foschi io semplicemente dico che se vince il No non cambia niente, non dico che arriverà la peste, continueremo con gli stessi numeri e gli stessi costi», ha detto Renzi.

Fare di più per semplificare il paese
Serve un paese più semplice. «Ai cittadini dico ora: è giusto o no ridurre il numero dei parlamentari, diminuire il costo delle istituzioni ed evitare il ping pong tra Camera e Senato che spesso è indecoroso?», ha detto il premier Matteo Renzi nel corso dell’intervista a Massimo Giletti. «Lo vogliamo più semplice questo Paese o no - ha proseguito Renzi -? Vogliamo una riforma che riduca i costi o vogliamo lasciare le cose così come stanno?». Mi piacerebbe. ha detto il premier, «che questo Paese andasse a una velocità normale».

La crescita è l’1 per cento, ma vogliamo andare più veloci
Tornando sulla polemica sulla crescita, Renzi ha detto che «le previsioni le fanno gli uffici ad hoc. Comunque il governo italiano ha previsto un tasso di crescita dell’1%, il Fondo monetario internazionale, che non mi sembra un’assemblea di scapoli e ammogliati, ha detto che sarà dello 0,9%. Insomma, parliamo di decimali, di previsioni», ha detto il premier. «Io dico che stiamo andando comunque piano e che vorrei andare più veloce e avere un Paese più semplice e contro la burocrazia». Il paese, ha detto, «va come al rallenty della moviola in tv, vorrei che il paese andasse a velocità normale».

Martedì il decreto sulla ricostruzione
Per quel che riguarda la ricostruzione post terremoto «martedì faremo il decreto legge», ha confermato il premier. «Abbiamo aspettato - ha dichiarato - per fare tutti gli articoli, anche per coinvolgere i sindaci, che sono bravissimi, i presidenti delle Regioni, tutte e quattro», «abbiamo coinvolto tutti e c’è un decreto che io andrò a presentare personalmente ai sindaci, che lo hanno seguito e ci stanno aiutando a scriverlo».

Prima del ponte sullo Stretto, altre priorità
Il ponte sulle Stretto di Messina è un'infrastruttura pubblica su cui si deve lavorare, anche per non disperdere i fondi sin qui spesi e non dover pagare pesanti penali, «ma non è la priorità», ha detto il presidente del Consiglio, ricordando che «ci sono da fare la banda larga, i viadotti in Sicilia e la Salerno-Reggio Calabria». E ha sottolineato che quando priorità di questo calibro saranno risolte, si affronterà il tema del ponte sullo Stretto.

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