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Legge di bilancio, confronto con l’Ue sulle entrate «una…

la partita sui numeri della manovra

Legge di bilancio, confronto con l’Ue sulle entrate «una tantum»

Il lavorio sui numeri definitivi è andato avanti fino a tarda sera al ministero dell’Economia, con il risultato di far slittare l’invio a Bruxelles e al Parlamento del Documento programmatico di bilancio (Dpb) che dovrebbe comunque essere pubblicato questa mattina dalla Commissione europea. Il cuore del problema è rappresentato dalla dinamica del saldo strutturale, cioè dell’andamento di entrate e spese al netto delle misure una tantum.

A impegnare i tecnici è proprio la presenza di voci di questo tipo nella colonna delle entrate, che farebbero quadrare i conti complessivi del 2017 senza però incidere sul saldo strutturale prodotto da una manovra comunque confermata nei suoi grandi numeri: un valore da 27 miliardi, con deficit al 2,3% e obiettivo di crescita all’1 per cento. Proprio l’aumento del deficit rappresenta l’altro tema al centro del confronto con l’Europa, ma aiuta la partita domestica: l’Ufficio parlamentare di bilancio si era mostrato molto freddo sulla possibilità di far aumentare il Pil dell’1% mantenendo l’indebitamento al 2%, e la crescita di quest’ultima voce dovrebbe facilitare la validazione del Dpb da parte dell’Authority. Ancora ieri, però, sull’indebitamento sono rimbalzate da Bruxelles reazioni ufficiose sul fatto che i numeri in arrivo sono diversi da quelli concordati con la Commissione, anche se per entrare nel merito occorre vedere le cifre definitive e «che cosa c’è dietro». Oltre ai numeri italiani, ieri sera mancavano all’appello i documenti di Belgio, Grecia, Malta e Portogallo.

La fase decisiva del confronto inizia oggi, in una trattativa sulle cifre di bilancio che ha riflessi diretti sulle misure concrete annunciate in questi giorni. L’orizzonte delle possibili «una tantum» vale intorno ai 10 miliardi, e il risultato dipende da quante di queste voci si potranno considerare invece «strutturali»: in ballo ci sono i 4 miliardi abbondanti attesi dall’operazione Equitalia, i 2 della voluntary-bis e quasi 4 legati a dismissioni, giochi e asta delle frequenze.

L’attenzione del governo si è concentrata soprattutto sulla prima cifra, quella che accompagna la riforma della riscossione e che, come spiegato dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan sabato in conferenza stampa, dovrebbe dividersi fra copertura di spese e abbattimento del debito. Questa divisione rifletterebbe anche la natura delle entrate, che nell’ottica del Governo potrebbero essere considerate in parte strutturali sulla base del fatto che una riscossione riformata sarebbe in grado di far crescere il gettito in modo stabile. In quest’ottica le entrate eccezionali da rottamazione delle cartelle offrirebbero l’antipasto di una crescita di gettito nel medio periodo, che sarebbe prodotta da una macchina più efficiente della riscossione. Il presupposto sono le analisi avanzate qualche mese fa da Fondo monetario e Ocse, che tra le altre raccomandazioni invitavano l’Italia a superare la «frammentazione» presente oggi nell’assetto dell’amministrazione finanziaria, ma la risposta europea a questi argomenti non è ovviamente scontata.

Il tira e molla sulle cifre si traduce in modo diretto nella composizione concreta della manovra, e quindi nelle somme da mettere sul piatto dei diversi interventi. Nella colonna delle entrate è tornata ieri a prendere quota l’ipotesi di una voluntary-bis estesa però anche al contante nascosto nelle cassette di sicurezza di casa nostra. L’idea sul tavolo è quella di applicare un forfait (si ipotizza un 35%) per regolarizzare le somme certificandone la provenienza da evasione (quindi non da riciclaggio o altre attività illecite).

Sul lato delle spese, trova conferma lo stanziamento aggiuntivo per il fondo di solidarietà del settore bancario, anticipato sul Sole 24 Ore del 13 ottobre, con l’obiettivo di finanziare prepensionamenti e contratti di solidarietà (si parla di 70-100 milioni). In via di definizione anche la divisione degli 1,9 miliardi inseriti nel capitolo sul pubblico impiego: per il rinnovo dei contratti si confermano 600 milioni, in aggiunta ai 300 già stanziati con l’ultima legge di Stabilità, 500 milioni sono destinati alla riorganizzazione delle carriere di miliari e polizia e 400 alla stabilizzazione del bonus da 80 euro riconosciuto al comparto solo per quest’anno dalla manovra 2016. Gli ultimi 400 milioni andranno invece alle stabilizzazioni dei precari annunciate da Renzi.

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