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Tennis, il «bad boy» Kyrgios squalificato per otto settimane e…

NUOVE INTEMPERANZE

Tennis, il «bad boy» Kyrgios squalificato per otto settimane e mandato dallo psicologo

Epa
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Non c’è pace per Nick Kyrgios, il turbolento tennista australiano numero 14 della classifica mondiale. L’Atp lo ha infatti squalificato fino al 15 gennaio 2017, un giorno prima che inizino gli Australian Open, ma con possibile riduzione di tre settimane se accetterà di andare dallo psicologo. Il talentuoso ventunenne - che fa del servizio e della potenza da fondo campo i suoi punti di forza - si è lasciato andare a una serie di intemperanze dopo aver perso a Shangai contro il 29enne tedesco Mischa Zverev, un comportamento che gli è valso anche una multa da 25mila dollari per «condotta contraria all’integrità del gioco». La racchetta spaccata, gli insulti indirizzati ai tifosi che lo avevano fischiato e le escandescenze varie - oltre al fatto di non aver praticametne giocato gli ultimi punti - gli sono costate questa sospensione, ma se si sottoporrà a un «percorso di riabilitazione presso uno psicologo dello sport o equivalente», precisa l'Atp, potrà tornare in campo fin dal 7 novembre.

È possibile che Kyrgios accetti, anche perchè tiene molto all'Open di casa, ma nel frattempo ha diffuso un comunicato con cui chiede scusa del proprio comportamento e precisa che tornerà in campo l'anno prossimo. «Mi dispiace moltissimo chiudere l'anno in questo modo - spiega l'australiano di origini greche - e di non aver la possibilità di competere nelle finali Atp, obiettivo che per me era importante. Ma capisco e rispetto la decisione dell'Atp e ora utilizzerò questo tempo libero per cercare di diventare una persona migliore in campo e fuori. Mi dispiace tanto per ciò che è accaduto».

La sceneggiata di Shangai è arrivata dopo pochi giorni il successo a Tokyo, il terzo della stagione per Kyrgios, e questo accresce il suo rimpianto. Ma era recidivo, dopo gli insulti a Stan Wawrinka a Montreal e dopo che i suoi modi avevano fatto discutere sia a Wimbledon che agli US Open. In patria era stato
criticato anche per essersi rifiutato di rappresentare l'Australia ai Giochi di Rio dopo un litigio con un dirigente del suo comitato olimpico. Se l'era poi presa verbalmente anche con alcuni ex campioni che lo avevano criticato per le sue performance comportamentali. Ora non gli rimane che lo psicologo.

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