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Dossier Dalla Napoli del '44 arriva un no forte e chiaro contro tutte le guerre

Dossier | N. 25 articoliFesta del Cinema di Roma

Dalla Napoli del '44 arriva un no forte e chiaro contro tutte le guerre

Dalla Festa del cinema di Roma arriva una vibrante denuncia contro la guerra. Contro tutte le guerre. Grazie a «Naples '44» di Francesco Patierno che porta sullo schermo l'omonimo romanzo autobiografico di Norman Lewis. Con un'abile mescolanza di immagini di repertorio, spezzoni di film celebri (“Le quattro giornate di Napoli”, “Paisa'” e “Napoli milionaria”, solo per citarne alcuni) e squarci dei giorni nostri che confermano come l'arte del documentario nel nostro paese sia più viva che mai.

Spunto narrativo sulle orme del veterano Lewis
Lo spunto è semplice ma non per questo meno efficace. Il cinquantaduenne regista partenopeo, lanciato a Berlino una dozzina di anni fa da «Pater familias», immagina che l'ormai anziano Lewis torni alle falde del Vesuvio per ripercorrere fatti, strade e situazioni che aveva vissuto 70 anni prima, quando era un giovane ufficiale inglese appena sbarcato a Salerno al seguito della Quinta Armata americana. Il suo lento peregrinare è scandito dalle pagine del libro, affidate nella versione originale alla voce off di Benedict Cumberbatch (noto al grande pubblico per il suo ruolo da protagonista in «The imitation game»), mentre in quella doppiata lo stesso compito toccherà ad Adriano Giannini. Parole e pensieri che a distanza di oltre mezzo secolo, mantengono inalterata tutta la loro potenza.

Napoli protagonista di un affresco tra pubblico e privato
Un montaggio equilibrato, che unisce passato e presente grazie all'alternanza del bianco e nero sgranato dell’epoca con i colori lucidi del digitale di oggi, ci restituisce la Napoli ferita ma non piegata dalla miseria e dalla crudeltà della Seconda Guerra mondiale. Una città ridotta alla fame e allo stremo dai bombardamenti degli Alleati che mettevano piede nella città appena liberata e dalle rappresaglie dei tedeschi che l'avevano appena lasciata. Una terra che, nonostante i cumuli di macerie e devastazione accumulati a ogni angolo , si manifesta più viva e magmatica che mai. In un affresco che mescola pubblico e privato, arte di arrangiarsi e fierezza, devozione e fanatismo, umiliazione e liberazione.

Riuscita miscellanea di generi
Allo stesso modo e con la stessa dimestichezza Patierno mescola i generi. Parte con la fiction, passa al documentario di guerra, lo arricchisce con il guizzo cinefilo e ritorna al punto di partenza della finzione cinematografica. Senza mai perdere l'approccio del documentarista però. I fatti narrati sono realmente accaduti e anche molti decenni dopo arrivano dritti al cuore. L'autore li arricchisce facendo coincidere il plot con le pagine più riuscite del romanzo di Norman Lewis, e alternando sullo schermo i volti di gente comune e soldati qualunque con quelli di alcuni dei più grandi attori italiani. Da Totò a Eduardo a Marcello Mastroianni. Senza che questa miscellanea indebolisca neanche per un istante il ripudio forte e chiaro di tutte le guerre. Vicine o lontane che siano. Oggi come ieri.

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