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Il referendum divide i giudici del Tar, sul tavolo anche lo…

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Il referendum divide i giudici del Tar, sul tavolo anche lo spacchettamento

Giudice civile e giudice amministrativo potrebbero pronunciarsi sul quesito referendario nello stesso giorno, cioè domani. La decisione del Tar Lazio è infatti ulteriormente slittata e le indiscrezioni dicono che potrebbe arrivare tra oggi e domani. In quest’ultimo caso, si incrocerebbe con il verdetto del Tribunale civile di Milano, chiamato a pronunciarsi in via d’urgenza su un analogo ricorso, in discussione, appunto, domani. Lo stesso Tribunale civile di Milano, poi, tornerà sulla questione il 27 ottobre, quando discuterà il ricorso proposto dall’ex presidente della Consulta, Valerio Onida.

Domani, quindi, si potrebbero avere due giudici che si dichiarano entrambi competenti sulla stessa materia. La questione preliminare da risolvere riguarda infatti la competenza giurisdizionale: si tratta di stabilire se il decreto di indizione del referendum (cioè il Dpr emanato il 27 settembre 2016 su proposta del Presidente del consiglio dei ministri, di concerto con i ministri dell’Interno e della Giustizia), nel quale è riportato il quesito, sia un atto amministrativo (che il Tar può quindi anche sospendere) o invece un «doveroso atto politico vincolato», come tale insindacabile; o, ancora, un provvedimento lesivo del diritto fondamentale dell’elettore alla libertà di voto (per questo profilo, di competenza del giudice ordinario). C’è chi ritiene che la giurisdizione di un giudice escluda l’altra e chi, come Onida, le considera invece parallele, tant’è che si è rivolto contestualmente al Tar e al Tribunale.

Al momento, di certo c’è soltanto che la seconda sezione-bis del Tar della capitale, presieduta da Elena Stanizzi, è in conclave da due giorni, dopo l’udienza di lunedì nella quale sono state sentite le parti (tra gli altri, gli avvocati Giuseppe Bozzi, Enzo Palumbo e Luciano Vasques: i primi due anche a titolo personale in qualità di cittadini-elettori e, insieme, al terzo, come rappresentanti di Vito Crimi, M5S, e di Loredana De Pretis, Si). Due giorni di camera di consiglio, se non tre o addirittura quattro, lasciano presumere che la questione preliminare sulla competenza giurisdizionale sia stata già risolta in maniera affermativa. E che dunque il collegio sia passato a esaminare il contenuto del ricorso, nel quale si chiede, in via principale, l’annullamento del decreto di indizione del referendum (perché nel quesito non sono indicati i singoli articoli sottoposti a revisione costituzionale) e, in via subordinata, la rimessione degli atti alla Corte costituzionale (perché la legge sul referendum del 1970 non consente all’elettore di esprimersi sui singoli articoli o parti della riforma), ma previa sospensiva del provvedimento (e quindi della procedura referendaria in corso).

È possibile che in queste ore il Tar stia quindi già scrivendo le motivazioni della decisione di merito. Infatti, a differenza di quanto accade nei ricorsi in materia elettorale - per i quali è prevista la pubblicazione della decisione nello stesso giorno dell’udienza - in questo caso il tempo impiegato sta a significare che i giudici stanno ancora discutendo. O scrivendo.

Inevitabile il tam tam delle indiscrezioni. Tra queste, quella secondo cui il collegio si starebbe vivacemente confrontando sull’opzione della sospensiva, previo ricorso alla Consulta. O quella secondo cui i giudici sarebbero invece orientati per lo spacchettamento del quesito referendario in funzione delle diverse parti della riforma. In questa direzione va, peraltro, anche il ricorso di Onida, che però non è stato ancora discusso davanti al Tar.

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