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Il Tribunale di Milano condanna a due anni Diana Bracco

FRODE FISCALE

Il Tribunale di Milano condanna a due anni Diana Bracco

Il giudice monocratico della seconda sezione penale del tribunale di Milano Anna Giorgio Carbone ha condannato a due anni di reclusione Diana Bracco per i reati di appropriazione indebita e dichiarazione fraudolenta dei redditi attraverso l'emissione di fatture per operazioni inesistenti (pena sospesa e non menzione). La procura di Milano aveva chiesto una condanna a un anno e tre mesi di reclusione. Le motivazioni saranno pubblicate entro 90 giorni. Oltre a Diana Bracco sono stati condannati a un anno e sei mesi i due architetti Marco Pollastri e Simona Calcinagri.

Per loro la procura di Milano aveva chiesto la condanna a nove mesi. Come per l'imprenditrice, anche per i due professionisti, il giudice ha disposto la sospensione condizionale della pena e la non menzione. Il tribunale ha anche dichiarato il “non luogo a procedere” per i fatti riguardanti il 2008 per “intervenuta prescrizione”.

Al centro dell'inchiesta ci sono fatture per 3 milioni di euro emesse dal 2008 al 2013 dal gruppo farmaceutico Bracco, all'epoca dei fatti guidato da Diana Bracco. Secondo le società quelle fatture si riferiscono a lavori svolti presso sedi del gruppo, per la procura, invece, i lavori sarebbero stati eseguiti in case private per la ristrutturazione e per la manutenzione di barche, da qui le accuse di dichiarazione fraudolenta dei redditi e appropriazione indebita. L'annualità del 2008, tuttavia, è stata dichiarata prescritta.

L’avvocato: «Sentenza sproporzionata, tutte le imposte pagate»
«É una sentenza sproporzionata rispetto ai fatti contestati perché ha addirittura superato le richieste della Procura» ha detto l'avvocato Giuseppe Bana, difensore di Diana Bracco. L'avvocato, tramite un comunicato stampa, ha reso noto di attendere «il deposito della motivazione» per poi ricorrere «in appello per vedere riconosciute le nostre ragioni». «Dal dibattimento - ha proseguito il difensore - è emerso chiaramente non solo che le fatture contestate si riferivano a prestazioni realmente eseguite, ma anche che la mia assistita non si è mai occupata delle modalità di fatturazione e pagamento dei lavori. Dal punto di vista fiscale tutte le imposte sono state pagate e pertanto non ci sono contenziosi aperti con l'Agenzia delle Entrate».

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