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Patrimonializzazione sotto controllo nelle piccole banche

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Patrimonializzazione sotto controllo nelle piccole banche

Non c’ un allarme specifico sulla patrimonializzazione, la qualit del credito o la redditivit delle piccole banche italiane. Lo rivela l’analisi sulla situazione di vigilanza relativa ai 462 istituti meno significativi (“less significant institution”; Lsi) supervisionati da Via Nazionale nell’ambito del meccanismo di vigilanza unico europeo (Ssm); un documento diffuso in occasione della 92esima giornata del Risparmio e citato dal governatore Visco nel suo intervento.

Al 30 giugno scorso a queste banche minori - 57 gruppi bancari e 405 banche individuali, di cui 107 costituite in forma di Spa o popolari e 355 Bcc - facevano capo circa 8.700 sportelli e 74.000 dipendenti, su un totale di circa 29.000 sportelli e 292.000 dipendenti dell’intero sistema bancario nazionale. Alle Lsi, sempre alla fine del primo semestre, era riconducibile una quota del 18% del totale attivo del sistema. Il valore del totale attivo per una Lsi era in media di poco superiore a un miliardo, contro 165 miliardi per una “significant institution” (Si) media, categoria quest’ultima in cui rientrano 14 gruppi nazionali.

Dall’analisi risulta che il coefficiente relativo al patrimonio di migliore qualit (Cet1 ratio) delle Lsi era mediamente pari al 15,5%, circa 4 punti in pi rispetto al 2011 (l’analogo dato per le Si era 11,7 % e faceva segnare 3 punti in pi nel periodo considerato). Il rapporto tra il complesso delle esposizioni deteriorate (al netto delle rettifiche di valore) e il totale dei prestiti (Npl ratio) era pari in media al 12,5% (10,5% per le Si). Il relativo tasso di copertura (coverage ratio) era mediamente pari al 43,6%, (46,6% quello delle Si) e tra le Lsi si registra in media un maggiore ricorso alle garanzie. L’aumento del tasso di copertura medio delle Lsi negli ultimi anni stato nettamente pi elevato che per le Si. Nel primo semestre la redditivit delle Lsi, al netto di effetti straordinari, risultata in linea con quella delle Si e il rapporto tra i costi operativi e il margine di intermediazione (cost-income ratio) risultato allineato tra le due categorie.

Le debolezze del sistema bancario nazionale restano la scarsa redditivit e l’elevata incidenza delle esposizioni deteriorate, si legge nel dossier, e vale sia per le Lsi sia per le Si: Entrambe le categorie devono adottare le necessarie azioni correttive, a cominciare dal contenimento dei costi e dalla ricerca di maggiore efficienza. Tali azioni devono essere tanto pi concrete, rapide e incisive tra le banche che presentano uno “stato di salute” significativamente peggiore della media. L’azione della Vigilanza su questi casi pi intensa.

Nel documento Banca d’Italia spiega quindi d’aver condotto nell’ultimo biennio “stress test semplificati” su un gruppo di 44 istituti non rilevanti (con attivo superiore a 1,5 miliardi). Dagli esercizi di quest’anno - diversi dalla metodologia Eba e che ipotizzano una scenario coerente con una deviazione del Pil cumulata di 6 punti tra il 2016-2018 rispetto all’evoluzione attesa - sono emersi 7 casi di shortfall (carenza) patrimoniale per un totale di 740 milioni di euro, pari al 3% del capitale di migliore qualit del complesso delle banche piccole (escluse le Bcc). Si tratta, secondo Bankitalia, di banche da tempo oggetto di un’azione intensiva della Vigilanza con interventi gi realizzati o in corso di ricapitalizzazione e/o ristrutturazione aziendale (individuazione nuovi partner, partecipazione schema volontario Fitd, aggregazioni). Stress test semplificati sono stati condotti anche su banche con attivo inferiore a 1,5 miliardi e le Bcc. Una potenziale tensione patrimoniale, legata alla severit delle ipotesi dell’esercizio, emersa per una quarantina di banche minori (col 14% dell’attivo del settore). Si tratta di casi in buona parte gi avviati a soluzione per effetto di processi aggregativi da uno o pi gruppi di grande dimensione che scaturiranno dalla riforma del credito cooperativo.

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