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Ascoli Piceno e Fermo temono per il turismo

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Ascoli Piceno e Fermo temono per il turismo

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(Ansa)
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Quella che i sindaci del fermano hanno definito «la più grande emergenza subita finora dal territorio» non ha scalfito l’industria manifatturiera delle provincia, sostenuta soprattutto dalla filiera della calzatura, la cui produzione non si era interrotta nemmeno in occasione del sisma del 24 agosto scorso. E anche in provincia di Ascoli Piceno, le aziende non hanno segnalato danni tali da costringerle a fermarsi. «I nostri stabilimenti sono moderni anche dal punto di vista strutturale – spiega Simone Mariani, presidente degli industriali ascolani –, anche se siamo preoccupati per l’operatività della Filotei Group, azienda dell’alimentare di Pescara del Tronto, e per la Unimer di Arquata, che produce fertilizzanti, che hanno subito danni significativi». Proprio l’area dell’epicentro della scossa di due mesi fa è caratterizzata da decine di piccolissime attività artigianali, principalmente nel settore dell’alimentare e del legno, costrette alla chiusura per crolli e danneggiamenti strutturali dopo gli eventi di domenica.

Ma se la manifattura riuscirà a superare anche questa seconda emergenza tellurica, qualche nube si addensa sul turismo delle due province, che vive sulle città d’arte e sulle località balneari. Nell’entroterra, le strutture turistiche sono praticamente cancellate e preoccupa anche l’impatto del terremoto sulle città lontane dall’area del cratere: «Gli albergatori stanno registrando continue cancellazioni – nota Mariani -, un fenomeno che riguarda Ascoli Piceno, Fermo e anche la costa: se si diffonde l’idea che non sono zone sicure, il turismo si desertificherà non solo nei 15 centri terremotati, per cui è urgente una politica a supporto dell’immagine delle Marche». Da domenica sera, il lungomare che va da San Benedetto del Tronto a Porto Sant’Elpidio si è trasformato in un grande centro operativo per l’assistenza ai marchigiani che hanno perso la casa e gli albergatori hanno raccolto l’appello della protezione civile, che ha chiesto disponibilità di posti letto per i prossimi sei mesi, riaprendo immediatamente anche le strutture stagionali. Il terremoto, inoltre, sta colpendo duramente un altro settore trainante dell’economia delle due province marchigiane: «l’economia agricola, con una significativa presenza di allevamenti di pecore e bovini, fiore all’occhiello del settore agro-alimentare delle Marche». Per Paolo Mazzoni, presidente di Coldiretti Ascoli-Fermo, «il terremoto ha generato un’emergenza straordinaria». Nelle campagne di Acquasanta Terme, Arquata del Tronto, Montegallo, Montemonaco e Montefortino lavorano quasi un migliaio di persone, tra imprenditori, manodopera familiare e dipendenti e le nuove scosse hanno praticamente raso al suolo la zona, «ma gli allevatori devono continuare a curare gli animali». Secondo Mariani, ad del gruppo caseario Sabelli di Ascoli Piceno, «ci sono decine di aziende agricole allo sbando, senza energia elettrica e con le stalle crollate: una situazione disastrosa, già grave perché dopo la scossa del 24 agosto non hanno nemmeno ricoveri temporanei per gli animali, che rischiano di essere abbattuti, mettendo in crisi la filiera della produzione del latte». Da Ascoli Piceno, infine, il presidente di Federfarma Marche, Pasquale D’Avella, sta spingendo «in accordo con la presidentessa nazionale, Annarosa Racca, per accelerare l’allestimento di una serie di moduli nell’area del cratere, nei quali allestire le farmacie danneggiate o distrutte dal sisma, come è stato a Montegallo».

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