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Dossier La «verde» Electro Power Systems vale già 80 milioni

    Dossier | N. 221 articoliPiù start-up con il Sole

    La «verde» Electro Power Systems vale già 80 milioni

    Dai garage del Piemonte al listino di Parigi, con 85 dipendenti e progetti per 80 milioni di euro. È la storia sullo sfondo di Electro Power Systems, l’azienda di energia sostenibile specializzata in soluzioni ibride per trasformare le fonti rinnovabili intermittenti in fonti di energia stabile. Il modello di business? Grazie a una tecnologia brevettata, la startup immagazzina energie rinnovabili e le sfrutta per generare alimentazione 24 ore su 24. Un modello che ha attirato grossi player come General Electric e Toshiba, oltre ad aver bruciato le tappe sui ritmi di crescita. Nata nel 2005, la startup è rimasta uno spinoff del Politecnico di Torino fino alla ristrutturazione del 2013 e lo sbarco sul mercato regolamentato di Parigi Euronext nel 2015. In tre anni sono stati raccolti 41,5 milioni di euro, con 15 milioni dall’Ipo e un recentissimo round da 6,5 milioni da parte di Intesa Sanpaolo. Il semestre iniziale del 2016 si è chiuso con 8,5 milioni di ordini, dai quali l’azienda conta di ricavare un margine di 6,1-6,7 milioni di fatturato. Gli analisti si aspettano che l’asticella salga tra i 15 e i 20 milioni di euro già nel 2017, espandendo il raggio d’azione oltre il circuito attuale di 21 paesi. Electro Power Systems ha scelto la Francia come sua sede legale, ma mantiene in Italia alcune unità produttive. Perché proprio Parigi? Carlaberto Guglielminotti, Ceo della società, spiega che la “deviazione” sul mercato transalpino è dipesa, prima di tutto, dall’esigenza di quotarsi in tempi rapidi: «Per affermarci dovevamo guadagnare in fretta visibilità e credibilità, e purtroppo non ci era possibile farlo in Italia. E poi la Francia offre un contesto più fluido per small e mid cap» fa notare Guglielminotti. Un altro ostacolo è rappresentato dalla presenza di grandi player nel settore dell’energia. Un termine di paragone scomodo, quando si tratta di convincere gli investitori: «L’Italia è costellata di eccellenze nelle sue reti. Quindi è difficile affermarsi da un garage quando gli investitori ti chiedono una crescita certa». Per il futuro lo sguardo è rivolto agli emergenti, destinatari del 70-80% dei progetti dell’azienda. «Di fatto, come business, forniamo impianti chiavi in mano e a costi che rientrano in pochi anni – dice Guglielminotti –. Ci sono intere zone senza accesso all’energia, è normale che i nostri investimenti vadano dove possiamo crescere di più».

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