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Moscovici: «L’Italia va aiutata, ma resta un divario da…

IL COMMISSARIO UE

Moscovici: «L’Italia va aiutata, ma resta un divario da colmare»

Il commissario Ue agli Affari economici, Pierre Moscovici (Epa)
Il commissario Ue agli Affari economici, Pierre Moscovici (Epa)

L'attesa opinione sulla Finanziaria italiana del 2017 è stata finalmente pubblicata ieri. È una approvazione con riserva, tenuto conto dell'incertezza economica. In una conversazione con Il Sole 24 Ore e altri tre giornali europei, il commissario agli affari monetari Pierre Moscovici (nella foto), 59 anni, ha spiegato come accanto all'invito di Bruxelles a misure aggiuntive di finanza pubblica per far quadrare i conti del 2017 vi sia anche la necessità di sostenere il Paese in questa fase politica ed economica.
L'opinione poi va calata nel contesto di un nuovo orientamento della politica di bilancio nella zona euro che l'uomo politico francese definisce «la vera novità».

La vostra opinione di bilancio è ambivalente. Da un lato concedete flessibilità di bilancio per via delle spese eccezionali provocate dall’accoglienza di rifugiati e dai recenti terremoti, considerando anche spese strutturali, e non semplicemente legate all’emergenza. Dall’altro, invitate il governo Renzi a nuovi sforzi di riduzione del deficit pubblico.

Secondo le nostre previsioni, il deficit strutturale aumenterà dello 0,5% del prodotto interno lordo sia nel 2016 che nel 2017. Il deficit nominale è previsto al 2,4% del PIL nei due anni. Vi è un rischio di deviazione significativa rispetto agli obiettivi di bilancio. Siamo però molto consapevoli del fatto che una parte significativa della spesa è legata all’arrivo massiccio di rifugiati e alle drammatiche attività sismiche. La Commissione riconosce quindi la natura eccezionale di alcuni di questi costi.

Costi che potrebbero aumentare ulteriormente.
Siamo pronti a considerare una ulteriore temporanea deviazione dagli obiettivi. Abbiamo un dialogo molto positivo con le autorità italiane. Ciò detto, anche escludendo dallo sforzo strutturale di riduzione del disavanzo le spese eccezionali, rimane un divario da colmare per essere in linea con il Patto di Stabilità.

Per il 2017, il divario tra impegni e promesse sul fronte del deficit strutturale è stimato dalla Commissione europea allo 0,3% del Pil.

Vi è in effetti il rischio di non rispetto del Patto di Stabilità. Dovremo quindi tornare sulla questione in futuro. L’ammontare preciso di eventuali nuove concessioni dovrà essere valutato solo dopo una analisi concreta dei dati a disposizione. In questo momento, il nostro principale messaggio all’Italia è che riconosciamo l’impatto degli eventi sia da un punto di vista economico che da un punto di vista umano. Vogliamo aiutare quanto possibile, rispettando le nostre regole comuni. Abbiamo un dialogo costruttivo e solido, e continueremo nello stesso spirito. Ho fatto una battuta recentemente... Ho incontrato il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan 16 volte nel 2016. Sono pronto ad incontrarlo altre 16 volte in futuro.

Ciò detto, nella vostra opinione invitate le autorità italiane “a prendere le necessarie misure nel processo decisionale di approvazione del bilancio per assicurare che la Finanziaria per il 2017 sarà rispettosa del Patto di Stabilità”. Come deve essere valutato il vostro invito?

Cominciamo dalla tempistica. La nostra opinione deve essere oggetto di una discussione all’Eurogruppo. La prossima riunione dei ministri delle Finanze è fissata per 5-6 dicembre, all’indomani del vostro referendum costituzionale – ma questo è solo un incidente del calendario. Poi dovremmo valutare la questione del debito che è la questione più importante per l’Italia.

Avete infatti annunciato che pubblicherete a cavallo dell’anno un nuovo rapporto sull’elevato debito pubblico italiano. D’altronde, le vostre ultime previsioni economiche mostrano un debito in aumento dal 132,3 nel 2015, al 133,0% nel 2016 fino al 133,1% del Pil nel 2017.

È in questo contesto che invitiamo il governo italiano a introdurre misure per ridurre il deficit pubblico. Non stiamo parlando di un divario molto ampio tra impegni e obiettivi, ma tant’è: crediamo che sia necessario correggerlo prima dell’adozione definitiva della legge di bilancio. Vi è tempo per trovare una buona e definitiva soluzione. Ciò detto, è impossibile non tenere in conto l’Italia, paese fondatore dell’Unione. Abbiamo bisogno di leader europeisti in Italia. E continueremo a sostenere il paese.

Oltre a illustrare nuove opinioni di bilancio, la Commissione europea ha pubblicato una comunicazione dedicata alla posizione di bilancio della zona euro, chiedendo che questa diventi moderatamente espansiva. Oggi è neutra. L’obiettivo è di aumentare il deficit aggregato dell’Unione monetaria dello 0,5% del Pil nel 2017. Può spiegarci meglio?

È una vera novità. Vogliamo sostituire un incidente statistico – vale a dire il deficit aggregato della zona euro che finora stato la somma algebrica dei disavanzi nazionali – con un obiettivo politico comune, peraltro cifrato, nel pieno rispetto delle regole del Patto di Stabilità. È un passo senza precedenti verso una unione politica. La Commissione in questo caso sta agendo come se fosse il ministro delle Finanze della zona euro. L'impegno vale per i paesi che hanno spazio di manovra sul fronte del bilancio. Quelli con debito elevato devono continuare a risanare i conti pubblici.

È una ammissione che la politica seguita finora non è stata soddisfacente?

No. C’era un momento in cui bisognava risanare i conti pubblici. Siamo veramente usciti dalla crisi, ma la crescita rimane troppo debole, insufficiente per permettere di ridurre la disoccupazione e le ineguaglianze. Crediamo sia necessario un allineamento delle diverse politiche: politica monetaria, politica delle riforme economiche, politica degli investimenti e politica di bilancio.

La questione verrà discussa all’Eurogruppo. Non teme reazioni contrarie? Bruxelles può imporre misure restrittive grazie al Patto, ma non può imporre misure espansive ai singoli paesi.

Sarà un dibattito animato, interessante... Io credo che l’Eurogruppo sia pronto a fare propria la nostra proposta nell’interesse collettivo di tutti.

Ma c’è veramente modo di mettere sotto pressione i paesi in surplus di bilancio perché spendano di più, come per esempio la Germania?

La nostra comunicazione mi sembra uno strumento forte da usare anche nei confronti della Germania. D'altronde, nessuno dei nostri paesi è al riparo dal populismo. E il populismo rafforza l'urgenza di promuovere la crescita economica. La stessa elezione di Donald Trump negli Stati Uniti conferma questo punto di vista. La nostra iniziativa, peraltro, è in linea con gli appelli recenti del Fondo monetario internazionale e del Gruppo dei Venti.

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