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Dossier L’Economist “vota” no e ipotizza un governo tecnico

Dossier | N. 104 articoliReferendum costituzionale

L’Economist “vota” no e ipotizza un governo tecnico

Secondo l’Economist, gli italiani dovrebbero votare “no” al referendum del 4 dicembre perché non è quella costituzionale la riforma prioritaria di cui l’Italia ha bisogno. Per il settimanale britannico, il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, «ha sprecato quasi due anni ad armeggiare con la Costituzione. Prima l’Italia torna a occuparsi delle riforme vere meglio è per tutta l’Europa». E per l’Economist le riforme vere sono «quelle strutturali dalla giustizia all’istruzione».

La riforma costituzionale proposta da Renzi, è il ragionamento contenuto nell’editoriale, «non si occupa del principale problema dell’Italia: la riluttanza a riformare». Inoltre, «nel tentativo di porre fine all’instabilità che ha portato 65 governi in Italia dal 1945 introduce la figura dell’uomo forte. E questo nel Paese che ha prodotto Benito Mussolini e Silvio Berlusconi ed è vulnerabile rispetto al populismo».

“L’Italia potrebbe mettere insieme un governo tecnico, come ha fatto tante volte in passato”

The Economist 

Le dimissioni di Renzi in caso di vittoria del “no” - sostiene l’Economist - «potrebbero non essere la catastrofe che tanti in Europa temono. L’Italia potrebbe mettere insieme un governo tecnico, come ha fatto tante volte in passato. Se, invece, la sconfitta a un referendum dovesse innescare il crollo dell’euro, allora vorrebbe dire che la moneta unica era così fragile che la sua distruzione era solo una questione di tempo».

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