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Dossier | N. 98 articoliReferendum costituzionale

Referendum, l’Ocse per il Sì: riforme passo avanti per l’Italia

PARIGI - Crescita allo 0,9% del Pil, deficit al 2,4%, debito al 132,3% e disoccupazione all'11 per cento. Sono queste le previsioni sull'Italia nel 2017 dell'Ocse. Che nel suo outlook corregge leggermente al rialzo (dello 0,1%), rispetto al rapporto intermedio di settembre, la stima sulla crescita mondiale (al 3,3%), quella sull'eurozona (dallo 0,2% all'1,6%) e quelle di Stati Uniti (+0,2% al 2,3%) e Cina (+0,2% al 6,4%).

Quanto appunto all'Italia, l'organizzazione parigina ha rivisto in lieve aumento la previsione di crescita (che in settembre era dello 0,8%), allineandosi a quella di Bruxelles e fermandosi appena al di sotto di quella del Governo (1%). Operazione analoga per il deficit: l'Ocse ha portato la sua previsione al 2,4%, in linea con il rapporto dell'Unione europea (e, in questo caso, del Governo).

Sul fronte della crescita, l'Ocse prevede una lieve risalita nel 2018 (all'1%, con i consumi in aumento dello 0,7%, dopo lo 0,6% dell'anno prossimo), mentre il ratio deficit/Pil rimarrà invariato (al 2,4%, quando Bruxelles lo immagina in risalita al 2,5%). Per quanto riguarda il debito, l'organizzazione parigina lo prevede al 132,3% del Pil nel 2017 (rispetto al 131,9% di giugno), sostanzialmente in linea con lo scenario disegnato dal Governo (132,2%) e più basso delle stime Ue (1331,1%), e in leggera diminuzione nel 2018 (al 132%). Infine la disoccupazione: secondo l'Ocse sarà all'11% l'anno prossimo (nel precedente outlook di giugno era prevista al 10,8%) e in discesa al 10,7% nel 2018.

Nel suo rapporto, l'Ocse sottolinea la corretta impostazione del budget 2017, ai fini di un necessario sostegno alla crescita, e l'importanza di una vittoria del “sì” al referendum costituzionale del 4 dicembre, perché quelle sottoposte al voto sono misure «che rappresentano un ulteriore passo in avanti nel processo di riforme avviato dal Paese e consentono di migliorare la governance politica ed economica».

Gli esperti dell'organizzazione insistono sul fatto che dal 2012 a oggi, grazie ai tassi d'interesse straordinariamente bassi, l'Italia ha potuto recuperare uno spazio di manovra pari a circa 15 miliardi. E auspicano che queste risorse vengano utilizzate soprattutto per finanziare una politica di investimenti pubblici, scesi a un livello pericolosamente basso (il 2,2% del Pil), in calo del 30% rispetto alla situazione precedente la crisi.

Insomma, secondo l'Ocse l'Italia sta facendo le scelte giuste sui due versanti della politica fiscale (con un budget che utilizza le risorse “liberate” dalla politica monetaria) e delle riforme, per sostenere appunto una crescita ancora insufficiente. Anche se non mancano i rischi, principalmente quello – ancora irrisolto – del peso degli “npl” nei bilanci delle banche, che rendono il sistema bancario fragile e ostacolano la ripresa del credito.

Da un punto di vista più generale, l'Ocse ribadisce la sollecitazione nei confronti di tutti i Paesi a utilizzare proprio gli spazi fiscali creati dai tassi bassi – certo con riforme strutturali e aumenti di produttività che assicurino una sostenibilità di lungo periodo – e a combattere il ritorno del protezionismo commerciale (con evidente riferimento alle decisioni annunciate dal neo presidente americano Donald Trump), ricordando che «in molti Paesi dell'organizzazione oltre il 25% dei posti di lavoro dipende dalla domanda estera».

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