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Referendum, Schaeuble: spero vinca Renzi. Gentiloni: il sì accelera riforme

Afp
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«L'approvazione di queste riforme stabilizzerà il nostro Paese e accelererà ulteriormente il cammino delle nostre riforme». Dice così il ministro degli Affari esteri Paolo Gentiloni a un convegno oggi a Berlino, parlando del referendum sulle modifiche costituzionali in calendario domenica prossima. «In questo scenario in cui le crisi sembrano essere la normalità - premette Gentiloni al Berlin foreign policy forum - stabilità e riforme nel mio Paese sono cruciali. Questo è il motivo per cui l'approvazione delle riforme costituzionali attraverso il referendum» di domenica «è così importante». E Gentiloni sottolinea che l'Italia «sta per entrare in un cruciale periodo di due anni per la politica estera» in cui Roma fra l'altro assumerà la presidenza di turno del G7 e ospiterà il 60/o anniversario dei Trattati di Roma.

Schaeuble spera in Renzi. «Voterei per lui»
Chi spera in un “successo” del premier Matteo Renzi e, se fosse italiano, voterebbe per lui è il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble, intervenuto poco dopo. «Renzi fa una riforma costituzionale, o tenta di farla, e devo dire che ho un grande rispetto» per questo, è la risposta a una
domanda sul referendum posta in un'intervista sul palco. Il premier
«ha detto in effetti, se comprendo bene, che si ritirerebbe se il referendum fallisse. Ma non ha detto che esca dalla politica» a parere di Schaeuble. «Ha intrapreso diverse riforme e trasmette più fiducia di altri di poter fare i passi in avanti di cui l'Italia ha urgentemente bisogno. Per questo gli auguro ogni
successo». E «anche se dovesse andar male, conosco i sondaggi, non si sa mai, spero che continuerà a cercare altre vie per far avanzare l'Italia».

Gentiloni al FT: «In gioco stabilità e riforme»
Le ricadute della scelta degli italiani non si limiteranno al contesto interno, di questo è convinto il ministro Gentiloni. «Il referendum domenica in Italia non riguarda soltanto alcuni aggiustamenti del funzionamento delle istituzioni del Paese. Le poste in gioco sono molto più elevate e riguardano l'Europa intera» spiega ancora al Financial Times online Gentiloni, secondo cui «il futuro della stabilità e delle riforme è in gioco». Per il ministro il Sì al referendum permetterà di completare il processo delle riforme in corso, autorizzerà «nuovi cambiamenti» e darà «una maggiore forza alla voce dell'Italia in Europa». Nell’eventualità di una vittoria del No, invece, si «potrebbe bloccare tutto». Gentiloni osserva che «un'Italia più forte porta nuova linfa agli ideali dell'Europa ora che la Gran Bretagna ha espresso la volontà di lasciare e, fatto ancora più importante, promuove una politica comune sui migranti, la maggiore sfida politica dell'Europa». Uno dei problemi, secondo il titolare della Farnesina, è che il fronte del No «ha messo insieme tutte le forze che hanno come obiettivo di bloccare le riforme: a destra da Silvio Berlusconi al partito separatista della Lega Nord, e dall'estrema sinistra a Beppe Grillo, il leader del movimento populista Cinque Stelle». Niente drammatizzazioni, tuttavia. «Che cosa dovrebbe aspettarsi l'Europa la mattina del 5 dicembre - si chiede -. Se vincerà il No, non crollerà il cielo. Ci saranno indubbiamente conseguenze preoccupanti se chi punta a sfruttare la stabilità e le riforme come bastione contro il populismo verrà sconfitto. Ma ho fiducia nella saggezza dei miei concittadini e sono convinto che il sì vincerà».

Ocse in appoggio al Sì
Ormai a pochi giorni dalla consultazione Matteo Renzi sfrutterà l'ultima settimana prima del voto con una offensiva mediatica e ancor più social. Perché, è la convinzione del premier, è in atto un'inversione di tendenza: la gente «sta cambiando idea» e la partita «è apertissima». La caccia è ai voti degli elettori di Forza Italia e pentastellati invitando, in antitesi alla richiesta di Grillo di votare «con la pancia», scegliere «con la testa, contro la casta» pensando «ai rischi per il futuro dell'Italia» in caso di vittoria del No. Molte istituzioni internazionali, ieri l'Ocse, e la stampa mondiale si interrogano sulle conseguenze del referendum sull'Italia. Se per l'Ocse la riforma istituzionale «rafforzerà la governance politica ed economica», il Financial Times ha lanciato l'allarme su otto banche in caso di vittoria del No con conseguenze sull'esecutivo.

Il pressing del fronte del No
La linea di Palazzo Chigi rimane di rassicurare i mercati. Sul fronte opposto Beppe Grillo smonta lo spauracchio del governo tecnico spiegando che in Italia «non è mai esistito un governo tecnico, è sempre stato politico e dietro ad un politico c'è sempre un tecnico». Contro i rischi di instabilità se vince il No mette in guardia Massimo D'Alema, per il quale il referendum «non avrà impatti sull'economia, ci saranno invece effetti politici perché se vince il Si c'è possibilità che si vada a elezioni anticipate». E non si scompone neanche Berlusconi che, davanti al niet di Renzi a sedersi ad un tavolo per la legge elettorale anche in caso prevalga il No, ribatte che «ci sarà il Pd che è molto interessato al cambio della legge elettorale».

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