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Per l’applicazione ai docenti va corretta la «Buona Scuola»

IL FOCUS

Per l’applicazione ai docenti va corretta la «Buona Scuola»

Dal percorso di valorizzazione del merito dei docenti, disegnato, per la prima volta in Italia, dalla legge 107 (e attuato quest’anno nel 99% di istituti); all’organizzazione del lavoro; alla valutazione dei dirigenti scolastici; alla formazione del personale (da settembre scorso obbligatoria per i prof).

L’accordo politico sul pubblico impiego firmato ieri sera da Governo e sindacati ha un impatto diretto anche sul mondo della scuola, che conta oltre un milione di dipendenti (tra insegnanti e personale amministrativo). Non solo dal punto di vista strettamente economico (nell’intesa si parla di incrementi medi mensili non inferiori a 85 euro per il triennio 2016/2018); ma anche dal punto di vista normativo, considerato che nel testo si assume espressamente l’impegno «a riequilibrare» il rapporto tra legge e contratto, in tutti i comparti, a vantaggio della contrattazione e delle relazioni sindacali.

Per Cgil, Cisl e Uil questa apertura da parte dell’esecutivo dovrà portare, con atti successivi, a una correzione della legge «Buona Scuola» (oltre che della Brunetta) che, sempre secondo il sindacato, «limita la contrattazione», che ora invece riacquista «ruolo e titolarità».

Nel mirino ci sono, in primo luogo, i 200 milioni di euro per premiare i docenti migliori. La legge 107, pur riconoscendo a queste risorse natura di salario accessorio, ha previsto un meccanismo di assegnazione che esclude il sindacato, facendo perno sul preside, sulla base di criteri di valutazione individuati da un apposito comitato, composto in prevalenza da insegnanti. Ebbene, la questione ha sollevato una serie di contestazioni da parte dei sindacati; ma comunque, dopo mesi di stallo, si è partiti. E con risultati tutt’altro che negativi: i premi sono stati indicati nel 99,9% delle scuole, e assegnati a 247mila docenti, che rappresentano il 39% in media degli insegnanti italiani.

Questo meccanismo, che ha introdotto la valutazione nella scuola italiana, potrebbe però ora subire modifiche, visto che i sindacati ritengono la materia negoziale, e quindi da sottoporre a «contrattazione» (con il rischio, concreto, di procedere in futuro a una mera distribuzione a pioggia delle risorse aggiuntive).

Anche il tema della formazione (finalmente resa obbligatoria dalla legge 107), secondo Cgil, Cisl e Uil, dovrà essere “rivisto” in sede contrattuale, così come gli atti unilaterali in tema di organizzazione del lavoro, che dovranno lasciare spazio alle decisioni “collegiali”. Si dovrà studiare anche un meccanismo per non far perdere gli 80 euro a prof a Ata che li percepiscono.

Certo, per tradurre in norme questo accordo politico servirà tempo. Ma il sindacato non nasconde la propria soddisfazione: Pino Turi, leader della Uil Scuola, parla di «intesa che riconosce il valore del lavoro pubblico»; e anche Michele Gentile, responsabile del settore pubblico della Cgil, sottolinea «l’importanza della contrattazione che continuerà a riconoscere il merito e premiare i docenti migliori».

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