Italia

Aids, Lorenzin: virus ancora tra noi. In nuovo Piano nazionale…

giornata mondiale contro l'HIV

Aids, Lorenzin: virus ancora tra noi. In nuovo Piano nazionale più test e prevenzione

Come dimostrano le 3.444 nuove diagnosi registrate solo in Italia nel 2015, «l'Aids è ancora tra noi, non si deve abbassare la guardia». A mettere in guardia dai rischi di un possibile contagio da Hiv, acronimo inglese che indica la sindrome da immunodeficienza acquisita è la ministra della Salute, Beatrice Lorenzin, presentando oggi a Roma il nuovo Piano nazionale per gli interventi di prevenzione in occasione della Giornata mondiale contro l'Aids.

Lorenzin: Giornata occasione per «tenere alta l'attenzione» sull’Aids
Come ogni Giornata di sensibilizzazione su scala internazionale, anche quella contro l'Aids vuole essere «l'occasione per fare un bilancio» sulla malattia a le politiche di prevenzione, «anche alla luce dei nuovi farmaci e kit diagnostici», ha spiegato Lorenzin, insistendo soprattutto sull'opportunità di «tenere alta l'attenzione» sulla malattia. Infatti «molti pensano che ormai questa malattia non ci sia più, invece c'è, è tra di noi e colpisce ogni anno nuove persone sul nostro territorio». «Per questo - ha sottolineato la titolare del dicastero della Salute - «è importantissimo lavorare sulla prevenzione e sulla sensibilizzazione delle popolazioni alla cura». Fondamentale anche «mantenere una vita più normale possibile, ovviamente con le precauzioni che prevede questa patologia, e con la presa in carico del paziente, che non può e non deve rimanere solo nel suo percorso di vita».

Gli obiettivi del nuovo Piano nazionale anti-Aids
Illustrando gli obiettivi del nuovo Piano anti Aids Lorenzin ha sottolineato in particolare «l'incremento della percentuale dei casi diagnosticati e mantenuti in cura fino al raggiungimento del 90% delle persone con Hiv-Aids viventi in Italia» e l'attivazione di un «percorso diagnostico terapeutico definito in almeno l'80% dei centri deputati all'assistenza». Tra gli obiettivi anche quello di ridurre a meno del 5% l'anno la perdita di contatto da parte dei centri clinici con i pazienti seguiti e la riduzione del 50% dei casi di diagnosi tardiva di infezione. Fondamentale è poi l'attenzione alle donne in gravidanza: «È importante – ha chiarito la ministra - anche incentivare le donne incinte a sottoporsi al test per poter eventualmente intervenire tempestivamente sul bambino». Nel nuovo piano, ha concluso, «puntiamo anche ad un maggiore coinvolgimento degli assessori regionali, al fine di garantire una maggiore uniformità di percorsi e azioni sul territorio nazionale».

Msf: «Cruciale puntare su disponibilità di farmaci antiretrovirali»
Percentuali di copertura diagnostica e priorità di intervento sono anche al centro dell'analisi di “Medici senza frontiere”, che in occasione della Giornata mondiale contro l'Aids chiede uno sforzo comune per garantire la disponibilità dei farmaci antiretrovirali. L'unico modo, spiega una nota dell'associazione, per centrare gli obiettivi 90-90-90 dell'Unaids, il programma Onu contro il flagello Aids: diagnosi per il 90% delle infezioni, terapia per il 90% delle persone con Hiv diagnosticata e abbattimento della carica virale nel 90% delle persone in trattamento con antiretrovirali. I farmaci antiretrovirali sono dunque «cruciali», secondo Msf, ma il traguardo di un mondo con l'Aids “sotto controllo” è raggiungibile «solo con un'azione combinata in grado di assicurare a tutte le persone sieropositive, ovunque si trovino, un accesso adeguato ai test per la diagnosi dell'infezione, l'avvio al trattamento di qualità» a un prezzo accessibile anche nel caso di fallimenti terapeutici, e «un supporto per favorire l'aderenza alle cure per tutta la vita e il monitoraggio della carica virale».

In Africa accesso alle cure per meno del 30% della popolazione
Gli obiettivi del programma Onu, ambiziosi per qualunque Paese, diventano una sfida difficilissima in Africa occidentale e centrale, dove ancora oggi meno del 30% delle persone ha accesso alle cure che sono fondamentali per diminuire la trasmissione del virus. «Il mancato o incostante approvvigionamento di farmaci, specialmente nelle aree rurali - spiega Vittoria Gherardi, responsabile medico di Msf - troppo spesso impedisce l'inizio o il mantenimento della terapia, mina l'aderenza del singolo paziente e pone un grave ostacolo per vincere la lotta globale contro l'Hiv».

© Riproduzione riservata