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Gentiloni: «L’Isis potrebbe essere sconfitto nel 2017»

FORUM MED 2016 A ROMA

Gentiloni: «L’Isis potrebbe essere sconfitto nel 2017»

«Il 2017 potrebbe essere l'anno della sconfitta definitiva di Daesh». Lo dice il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, aprendo il Forum Med 2016, la conferenza sul Mediterraneo in programma al Parco dei Principi a Roma fino a sabato. Gentiloni ha citato i casi di Sirte, Mossul e Raqqa e ha chiesto di «non sottovalutare questo straordinario risultato che porta a cancellare la coincidenza di un gruppo terroristico e il controllo del territorio». Sul fronte della lotta al terrorismo e al fanatismo islamico, alle sfide del futuro e all'interventismo militare massiccio «dobbiamo aggiungere la sfida della cultura e dello sviluppo, perché non ci sarà piu' solo una sfida militare ma una sfida incrociata, culturale ed economica». Gentiloni ha ricordato che l'Italia è il secondo paese «piu' impegnato in termini di militari presenti in Iraq», la «dimensione culturale è fondamentale se vogliamo vincere nel medio lungo periodo».

In Libia «il tempo per la stabilizzazione non è illimitato»
Parlando della crisi libica, una delle priorità dell'agenda internazionale, il ministro ha ribadito come una soluzione politica e militare per la regione sia «fondamentale», ma che «il tempo della stabilizzazione non è illimitato». Lo scontro interno nel paese non deve essere sottovalutato: oggi nella ex colonia italiana «c'è un governo che tutti noi appoggiamo», ha spiegato Gentiloni, ma anche «una specie di rincorsa tra stabilizzazione e destabilizzazione». E far prevalere la prima sulla seconda «è un compito che ci chiama tutti, noi italiani, gli altri paesi europei e della regione», «impegnati perché il tempo della stabilizzazione non è illimitato e i rischi sono evidenti a tutti».

«Il Mare Nostrum non diventi mar nullius»
Il pressing del ministro a un impegno condiviso per salvare la Libia è anche un appello affinché «il Mare nostrum non diventi un mare nullius». «Non deve essere così - spiega il titolare della Farnesina - e la responsabilità di contenere le crisi, di far emergere un possibile nuovo ordine e di sviluppare un'agenda positiva è responsabilità comune ai paesi della regione, ai paesi europei, a tutti i paesi del mondo». Nel suo intervento di apertura, Gentiloni ha sottolineato le responsabilità per l'attuale disordine in Medio Oriente «trainato anche da errori politici degli Stati», dovuti «all'esito contraddittorio delle Primavere arabe e dall'interventismo massiccio in questa regione che non ha dato i frutti sperati». Un secolo dopo gli accordi tra Francia e Gran Bretagna che ridefinirono i confini del Medio Oriente, secondo Gentiloni «ci troviamo di fronte a uno strano mix di stati falliti e stati frustrati, i primi alimentano il disordine, i secondi portano avanti convinzioni anacronistiche», ispirate ad un «iper-sovranismo, che rappresenta un altro fattore di tensione».

Pressing sull’Ue: «Attuare rapidamente il migration compact»
Parlare della crisi libica significa anche parlare dell'emergenza migranti che da anni assediano le coste italiane. L'Europa, ha chiarito il ministro, deve lavorare per «attuare rapidamente il “Migration compact”, facendo accordi con i Paesi africani. E questo «non per porre fine alle migrazioni, ma per colpire quelle irregolari, il traffico di esseri umani e far cessare le migliaia di morti in mare». «Se qualcuno immagina che la crisi migratoria sia nata nell'agosto 2015 e sia finita nel marzo 2016 si sbaglia di grosso - ha aggiuntoil ministro, fermo nel denunciare una crisi regionale «che dura da anni e non si è mai risolta». Insomma, si tratta di «essere esigenti verso noi stessi e gli Stati europei, anche per tenere in vita l'accordo con la Turchia, obiettivo non facile ma da porci realisticamente, e aiutare i Paesi più sotto pressione come Giordania e Libano».

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