Italia

La Caporetto demografica del nostro Sud

DENTRO I DATI ISTAT

La Caporetto demografica del nostro Sud

(Marka)
(Marka)

Quella del Mezzogiorno si profila sempre più come una Caporetto demografica italiana. Le aree regionali del nostro Paese che un tempo erano sinonimo di fecondità, con un saldo naturale positivo fin dal lontano 1918, nel 2011 hanno invertito la rotta passando in negativo. Da allora in sostanza hanno peggiorato ogni anno, sia per la flessione delle nascite che per l’incremento dei decessi, dovuti a una popolazione sempre più anziana.

Dal 2012 anche il saldo migratorio del Sud è passato in negativo, in particolare per il calo degli arrivi da altri Paesi, con una minore capacità di attrarre immigrati dall’estero che rispecchia la persistenza di un gap nel grado di sviluppo socioeconomico delle regioni meridionali. «Il Rapporto Svimez 2016 sull’economia del Mezzogiorno evidenzia come negli ultimi anni le storiche difficoltà presenti nel contesto sociale ed economico del Sud Italia si siano andate a sommare a una stagnazione demografica, caratterizzata da bassa fecondità, invecchiamento della popolazione e saldo migratorio negativo», sottolinea su Neodemos.info Massimiliano Crisci, dell’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali del Consiglio nazionale delle ricerche.

Negli anni Novanta è infatti partita un’inversione di tendenza nei livelli della fecondità che ha portato al sorpasso da parte del Centro-Nord in termini di numero medio di figli per donna, continua Crisci. Questo processo, al quale ha dato un contributo decisivo anche la maggiore intensità delle immigrazioni straniere dirette nelle regioni settentrionali, si è associato al persistente saldo negativo del Sud nell’interscambio migratorio interno. Il risultato, per il Mezzogiorno, è un quadro demografico caratterizzato da un accentuato invecchiamento.

Più in dettaglio, nell’arco di un quindicennio il tasso di fecondità ha registrato un forte incremento nelle regioni del Centro-Nord, da 1,12 figli per donna a 1,41, anche grazie all’incremento delle nascite da almeno un genitore straniero (passate dal 4,7% al 27,3% del totale). «Ma nello stesso periodo la fecondità nel Mezzogiorno ha subìto invece una riduzione, da 1,36 figli per donna a 1,30, con un aumento delle nascite da almeno un genitore straniero ben più ridotto (da 0,9% a 8,3% del totale)», sottolinea il ricercatore del Cnr.

Con questo trend le prospettive sono pessime. Se le attuali dinamiche dovessero continuare, nel 2065 secondo l’Istat il Mezzogiorno si ritroverebbe con quattro milioni di residenti in meno (un calo di circa il 20% rispetto a oggi) e un terzo della popolazione ultrasessantacinquenne. «L’invecchiamento del Mezzogiorno non può fare a meno di preoccupare - conclude Crisci - . In un Paese dal welfare centrato sulla famiglia come il nostro, i (pochi) giovani adulti come potranno, oltre che lavorare e crescere i propri figli, anche prendersi cura dei (tanti) parenti in età avanzata?»

© Riproduzione riservata