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Un’incertezza in più che potrebbe costare cara

L'Analisi|LE REGOLE E IL MERCATO

Un’incertezza in più che potrebbe costare cara

All’incognita politica e agli elementi di debolezza che il mercato più meno ingenerosamente imputa alle banche italiane, da ieri si è aggiunta un’incertezza in più.
Legato a una partita che agli occhi dei più risultava ormai chiusa da tempo: la riforma delle popolari, varata dal Governo 23 mesi fa, ratificata dal Parlamento 21 mesi fa, regolamentata dalla Banca d’Italia 18 mesi fa e da allora attuata, una dopo l’altra, dalle banche che ne erano destinatarie. Comprese quelle maggiormente in difficoltà, tipo le due ex popolari venete.

La posta in palio, cioè la riforma delle (più grandi) banche popolari, e l’oggetto del contendere, cioè il diritto dei soci a vedersi riconosciuta la possibilità di recedere all’atto della trasformazione, sono di assoluta rilevanza. Dunque è sacrosanto che se ne verifichino tutti i profili di costituzionalità. Ma non si può fare a meno di notare che le nuove incertezze si aprano proprio ora che mancano poche ore al referendum sulla riforma costituzionale e solo venti giorni al termine ultimo fissato dalla legge per la trasformazione in società per azioni. Dunque in piena Zona Cesarini.

Ai giuristi il compito di approfondire, ai giudici quello di decidere. Ma non ci vuole molto per pronosticare che questa nuova incognita si trasformerà in un ennesimo prezzo da pagare, un prezzo che anche questa volta potrebbe non essere dei più bassi. Alla Banca Popolare di Bari e alla Popolare di Sondrio, che hanno convocato i propri soci di qui a fine anno per le assemblee, non sarà facile disciplinare il tema del recesso, considerata l’incertezza normativa. E qualcosa di analogo può capitare nelle banche che hanno votato la trasformazione da pochi giorni (ad esempio la Popolare dell’Emilia Romagna e Volksbank), dove è ancora aperta la finestra per chiedere il recesso da parte dei soci. Per chi ha già chiuso la pratica, invece, cioè la maggior parte delle popolari, ci potrebbe essere, da parte del mercato, il timore di nuove incertezze o nuovi esborsi fino a ieri inattesi.

Ma c’è un prezzo in più, che tutte le banche - probabilmente non solo le popolari - si troveranno a dover pagare da lunedì in Borsa: quello dell’indeterminatezza delle regole. Delle riforme sbandierate e mai varate, di quelle approvate e poi corrette, delle deroghe applicate in corsa, della giustizia dai tempi imprevedibili. Sono fattori congeniti, che spiegano il giudizio sprezzante con cui il mondo spesso guarda all’Italia. Ma che in Borsa - quando di mezzo ci sono le banche, nella maggior parte dei casi quotate - sono destinati a diventare ennesimi pretesti per vendere o speculare, cavalcando una ghiotta volatilità. Perché quando c’è il mercato di mezzo non è mai una questione privata. Il gioco rischia di farsi pericoloso. E i danni, spesso, sono per tutti.
@marcoferrando77

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