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Dal duello con la Ue al G7, i prossimi dossier

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Dal duello con la Ue al G7, i prossimi dossier

Comunque vada a finire la crisi di Governo, il premier uscente Matteo Renzi, in mezzo agli scatoloni già chiusi e pronti per il trasloco, ha lasciato in bella evidenza un report finale sull’attività dei suoi mille giorni a Palazzo Chigi. Qualcosa di più e di diverso rispetto alla fredda elencazione di cose fatte. Semmai l’indicazione del sentiero delle riforme avviate, una specie di “legacy”, testamento morale che potrebbe (dovrebbe?) impegnare l’azione di chiunque siederà presto o tardi su quella poltrona. Un report che parla molto di misure nazionali ma dedica grande spazio agli scenari internazionali e al ruolo chiave che l’Italia ha ricoperto in questi due anni e mezzo e potrebbe ancora ricoprire in Europa e nel mondo.

Tutto comincia con il rapporto dialettico - a volte molto critico - con Bruxelles per voltare pagina rispetto alle ricette dell’austerity necessarie a superare la crisi dell’Eurozona. Ricette che non hanno prodotto i risultati sperati deprimendo la crescita e rischiando di disgregare l’intera unione economica e monetaria. L’Italia si è posta da subito come capofila di quel gruppo di Paesi che comprendono Grecia, Spagna, Portogallo, Malta ma anche Francia e che vedono nella crescita, nell’occupazione (specie giovanile) e negli investimenti le uniche risposte possibili alla crisi.

Posizioni accolte, sia pure a fatica, dalla stessa Commissione Ue il cui presidente, Jean-Claude Juncker ha messo a punto un megapiano per mobilitare 315 miliardi di euro di investimenti pubblici e privati in tre anni (che però procede un po’ a rilento) . Il tutto condito dal rapporto ambivalente - di rispetto ma anche di grande franchezza - con la cancelliera tedesca Angela Merkel, paladina delle ragioni dell’austerità e della stretta osservanza dei vincoli di bilancio.

Anche sul piano politico Renzi ha cercato di innovare il rapporto con Bruxelles “rottamando” vecchie consuetudini che consideravano intoccabile lo status quo definito dal motore franco-tedesco. Con un una buona dose di “ingenuità” Renzi ha tentato di scardinare quel rapporto storico rendendo stabile la presenza dell’Italia nel “direttorio” europeo con l’iniziativa di Ventotene e l’omaggio alla tomba di Spinelli, padre nobile dell’Europa federale. Iniziativa che avrebbe dovuto rafforzare il ruolo dell’Italia fino al Consiglio europeo del 25 marzo 2017 già fissato a Roma per celebrare i 60 anni della firma dei Trattati istitutivi della Comunità europea e rilanciare il “sogno europeo” all’indomani della Brexit.

Difficile dire cosa potrà accadere nei prossimi giorni ma ove non vi fosse ancora un nuovo premier, Renzi sarà costretto a partecipare al Consiglio europeo del 15 e 16 dicembre prossimi dedicati all’immigrazione, ai temi economici e alla Brexit. Non è infatti previsto che possa inviare un sostituto. Al massimo potrebbe chiedere a un altro leader di rappresentarlo. Lo ha già fatto l’anno scorso impegnato per la Legge di stabilità quando ha chiesto al premier maltese Muscat di rappresentarlo per alcune ore. Accadde nel passato anche con il cancelliere tedesco Gerhard Schröder che chiese l’aiuto del francese Jacques Chirac e del cipriota che si fece rappresentare dal greco Tsipras.

Al suo successore Renzi lascia anche un rapporto rafforzato con gli Stati Uniti sotto molti aspetti. L’ultimo forte endorsement del presidente uscente Barack Obama all’Italia “partner indispensabile” è destinato a condizionare le relazioni future che, se Renzi fosse rimasto a Palazzo Chigi, avrebbero prodotto buoni frutti anche con l’amministrazione Trump per le ottime relazioni che Marco Carrai (uno dei suoi più stretti collaboratori) da tempo ha intessuto con Michael Ledeen, teorico neocon e coautore di un libro con Michael Flynn, nuovo consigliere per la sicurezza del presidente eletto.

Nel report finale un passaggio non di secondo piano riguarda la Russia e la necessità di recuperare il ruolo di Mosca come grande protagonista della comunità internazionale per affrontare le grandi sfide globali, dal clima alla lotta al terrorismo alla stabilizzazione in Medio Oriente. Nessun cedimento rispetto alle posizioni europee delle sanzioni contro la Russia fintanto che non verrà applicato integralmente l’accordo di Minsk e neppure rispetto alla linea della Nato per le truppe ai confini dei Paesi baltici ma il tutto accompagnato da uno sforzo di dialogo e avvicinamento.

Renzi consegna al suo successore un Paese che, pur senza partecipare ai raid aerei, ha contribuito attivamente alla coalizione anti-Isis con un ministro della Difesa come la Pinotti che ha schierato il contingente più numeroso dopo quello americano (1.400 uomini) in Iraq per addestrare circa 15mila uomini delle forze di sicurezza. Un Paese che non ha subito finora attacchi terroristici nonostante l’Expo e il Giubileo e che sta guidando con la sola forza della politica e della diplomazia il lento cammino per la stabilizzazione della Libia da dove partono i migranti che arrivano sulle nostre coste. Il Paese che ha salvato migliaia di vite umane in pericolo nel canale di Sicilia con l’operazione Mare Nostrum, con Triton e ora con Eunavfor Med Sophia (contro gli scafisti libici). E che nel 2017 presiederà il G7 a Taormina (26 e 27 maggio) proprio per lanciare dal teatro greco “i valori della nostra cultura”.

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