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Dossier Musement guarda all’Europa e agli Stati Uniti

    Dossier | N. 221 articoliPiù start-up con il Sole

    Musement guarda all’Europa e agli Stati Uniti

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    Un servizio di suggerimenti e prenotazione di attività locali per rispondere alle esigenze dei viaggiatori esperienziali che vogliono scoprire attività da fare, ovunque si rechino. Internet ha modificato in maniera sostanziale il settore del turismo e musement ha saputo cogliere e interpretare questo cambiamento.

    «Il nostro nome non ha una connotazione esclusivamente artistica ma esprime il concetto di intrattenimento o di musa ispiratrice nel settore del turismo, all’interno del quale cultura e arte occupano un posto di rilievo» sottolinea Alessandro Petazzi co-founder della startup, partita nel 2013, assieme a Paolo Giulini, Claudio Bellinzona e Fabio Zecchini. «In fase di avvio, siamo partiti dall’ambito culturale perché rappresenta una componente importante per chi viaggia e, da italiani, poteva darci una credibilità maggiore» aggiunge Giulini. Dopo un primo round di investimento di 600mila euro a soli sei mesi dalla nascita e un secondo di 5 milioni di euro a inizio 2015, lo scorso mese di novembre la startup ha chiuso un terzo round da 10 milioni di dollari. L’operazione, guidata da Micheli Associati e sottoscritta anche da P101 e 360 Capital Partners, permetterà di portare avanti l’espansione globale e lo sviluppo tecnologico del prodotto. «Oggi siamo presenti in 450 città in 55 paesi ma con una capillarità differente: in Italia, Francia e Spagna abbiamo tante offerte, mentre negli Stati Uniti e Asia siamo solo nelle destinazioni più conosciute. «Il nostro obiettivo - spiega Petazzi - è diventare ancora più capillari nei nostri mercati chiave, quelli dell’Europa continentale, e poi espanderci in primis nel mercato statunitense e poi in quello asiatico» riprende Petazzi. Musement, il cui team oggi conta 70 persone provenienti da 13 nazioni differenti, ha sede a Milano, un nuovo ufficio è stato aperto a Barcellona, a breve seguiranno Parigi, Londra e gli Stati Uniti. È prevista una exit? «Stiamo costruendo - conclude Petazzi - una società non con l’obiettivo di venderla ma di farla diventare una realtà profittevole con le sue forze».

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