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Dossier Startup, ecco le piattaforme web al servizio dell’industria creativa

    Dossier | N. 221 articoliPiù start-up con il Sole

    Startup, ecco le piattaforme web al servizio dell’industria creativa

    Venture capital e business angel da tempo hanno messo a fuoco la capacità dell’arte di moltiplicare gli investimenti sui mercati internazionali. Non a caso l’arena multimediale è diventata estremamente competitiva: negli ultimi 18 mesi centinaia di milioni di capitale fresco sono stati iniettati su piattaforme web attraverso quotazioni e aggregazioni tra gli operatori come Invaluable, Live Auctioneers, Artspace, Artsy – tra gli investitori Eric Schmidt, presidente esecutivo di Google, Wendy Murdoch, moglie di Rupert, il fondatore di Paypal Peter Thiel, Barneby’s e ATG Media. L’industria dell’arte con società che operano nei servizi e nell’intermediazione è sempre più impegnata a contrastare le insidie competitive attraverso la ricerca di modelli di business più innovativi, sostenibili sfruttando al meglio la tecnologia e sviluppando l’espansione geografica nei mercati che offrono maggiori opportunità. A livello mondiale i best performer sono le piattaforme online che intermediano e vendono servizi riuscendo ad attrarre capitali freschi.

    E in Italia? Difficile mappare le startup culturali e creative (ICC) con un’accezione che tenga dentro tutto. Nelle 5.579 startup innovative, quelle il cui oggetto sociale riguarda attività o beni culturali sono 226 – lo registra la Fondazione Fitzcarraldo impegnata da Mantova a Lecce nel contribuire con un confronto con il territorio al disegno di legge – ma l’universo è variegato si va dalla stampa e riproduzione di supporti registrati alle attività editoriali o di produzione e post-produzione; dall’istruzione e alle attività creative, artistiche e di intrattenimento e alle biblioteche, agli archivi e ai musei. Un mondo che non ha ancora una forma giuridica uniforme e che ha la necessità di differenziarsi dalla normativa sulle startup innovative, sul tema sono molto attente anche Federcultura e Confcultura.

    Insomma per la cultura non basta attrarre tutti gli strumenti dell’innovazione tecnologica per vedere riconosciuto il suo impatto e moltiplicati i ricavi: sicuramente è utile innovare e velocizzare, ma bisogna lavorare non solo sulla fruizione e consumo nel mercato culturale, ma anche sull’impatto sociale di prodotti e servizi interessanti per l’ente pubblico che influenza fortemente questo settore in termini di titolarità del bene culturale e di regole d’ingaggio.

    Ad oggi l’impresa culturale e creativa è poco finanziata e sottocapitalizzata. Tuttavia questo mondo mai come negli ultimi mesi ha stretto un patto per il rilancio del patrimonio artistico italiano, la tecnologia è il volano per dare visibilità al nostro Paese, che conta la più alta concentrazione di beni culturali: Google Cultural Institute ha “virtualizzato” la Valle dei Templi di Agrigento. Abbiamo monumenti, musei, siti archeologici, luoghi d’interesse storico senza eguali che, però, non si riesce a valorizzare a dovere.

    Negli ultimi anni sono stati lanciati numerosi bandi rivolti alle imprese creative e culturali, in diverse fasi del loro stadio di sviluppo, molti sostenuti da fondazioni di origine bancaria o fondazioni di impresa. Molti di questi bandi vengono replicati ogni anno, alcuni sono arrivati già alla quinta edizione, considerando i principali nell’anno a cavallo tra 2015 e 2016 con cui ha collaborato la Fondazione Fitzcarraldo sono arrivate circa 12mila candidature di idee progettuali, più di 100 progetti sono stati selezionati e hanno ricevuto sia forme di accompagnamento in servizi sia premi economici per oltre 5 milioni di euro. Ed è solo la somma di premi messi a disposizione da una selezione di bandi: la cultura trova la sua strada partendo dal basso.

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