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La Consulta boccia il referendum sull’articolo 18, ok a quesiti su…

CORTE E jobs act

La Consulta boccia il referendum sull’articolo 18, ok a quesiti su voucher e appalti

Il referendum sull’art. 18 non si farà: la Corte Costituzionale ha dichiarato inammissibile il quesito. Il referendum proposto dalla Cgil puntava ad abrogare le modifiche apportate dal Jobs Act allo Statuto dei lavoratori e a reintrodurre la reintegra per i licenziamenti illegittimi nelle imprese sopra i cinque dipendenti. Via libera invece ai quesiti sull’abolizione dei voucher e sulla reintroduzione la responsabilità in solido “piena” tra appaltante e appaltatore. L’attesissimo esame di ammissibilità della Corte costituzionale sui tre referendum sul Jobs act promossi dalla Cgil con la raccolta di oltre 3 milioni di firme, come da calendario, era iniziato questa mattina alle 9.30 nella “Sala gialla” del palazzo della Consulta a Roma.

Il comunicato della Consulta
Scarno il comunicato della Consulta, nel quale si legge che nell’odierna camera di consiglio la Corte Costituzionale ha dichiarato: ammissibile la richiesta di referendum denominato «abrogazione disposizioni limitative della responsabilità solidale in materia di appalti» (n. 170 Reg. Referendum); ammissibile la richiesta di referendum denominato «abrogazione disposizioni sul lavoro accessorio (voucher)» ( n. 171 Reg. Referendum); inammissibile la richiesta di referendum denominato «abrogazione delle disposizioni in materia di licenziamenti illegittimi» (n. 169 Reg. Referendum).

Consulta: 8 voti per inammissibilità articolo 18
È passata con 8 voti a favore e 5 contrari - a quanto si apprende - la decisione dei giudici della Corte Costituzionale sul quesito referendario sull'art. 18, che
è stato così dichiarato inammissibile. La giudice Silvana Sciarra, che aveva ricevuto l’incarico di relatrice del caso, era a favore dell'ammissibilità: per questo, come avviene in casi di questo tipo, non stenderà il testo della sentenza con le motivazioni, che dovrebbero scritte - sempre a quanto si apprende - dal vice presidente della Corte Costituzionale, Giorgio Lattanzi.

Ok Consulta a referendum sui voucher
Il via libera arrivato dalla Consulta apre la strada a due referendum e il più importante è certamente quello sui voucher, i «buoni lavoro» da 10 euro lordi che il Jobs Act ha ampliato e modificato e che l’ultimo quesito della Cgil tende ad abrogare, cancellando, così, nei fatti, tutte le regole in vigore sul lavoro accessorio. Il governo ha già reso noto di voler intervenire su questa materia. «L’obiettivo - ha spiegato il ministro del Lavoro Giuliano Poletti - è ricondurre i voucher alla funzione per i quali erano stati disegnati, ovvero dare copertura previdenziale e assicurativa alle attività occasionali, portandole fuori dal lavoro nero». Se il governo lo farà con una nuova norma, il referendum cadrà. Ma prima la nuova norma dovrà passare al vaglio dell’Ufficio centrale per il referendum della Cassazione, che verificherà se sia aderente all’istanza del quesito referendario. Pure a livello politico il clima è rovente da settimane: nel mirino continuano a esserci soprattutto i «vuocher».

Camusso: su art. 18 valutiamo ricorso a Corte Ue
La Cgil intende «continuare la battaglia» per modificare le norme del Jobs Act sui licenziamenti e valuta il ricorso alla Corte Europea. Lo ha detto il segretario generale della Cgil Susanna Camusso in una conferenza stampa dopo la decisione della Consulta che ha dichiarato inammissibile il ricorso al referendum su questa norma. Quanto ai voucher ora «è necessario che il governo appronti modifiche sostanziali». È quanto sottolinea il professor Vittorio Angiolini, legale che ha rappresentato le istanze della Cgil di fronte alla Corte Costituzionale sui referendum sul Jobs Act. «Prima del referendum, con la tracciabilità dei voucher - spiega l’avvocato - c'era già stato un intervento correttivo che però non è stato sufficiente. Anche una nuova normativa che venisse predisposta ora, deve soddisfare il quesito referendario. Lo strumento dei voucher, che è stato introdotto per le prestazioni occasionali e per rendere trasparente il lavoro nero, è stato usato in maniera scorretta e impropria. Serve una modifica che riformi la sostanza dell’istituto».

Salvini: sentenza politica
Tra i primi a commentare la decisione della Consulta, nella parte in cui ha dichiarato inammissibile il referendum sull’articolo 18, il leader della Lega Matteo Salvini, che ha parlato di «sentenza politica, gradita ai poteri forti e al governo come quando bocciò il referendum sulla legge Fornero».

Poletti: non era gara, né vittorie né sconfitte
Di tutt’altro tono la valutazione del governo. Il no della Consulta al referendum
sulla riforma dell'articolo 18 è una vittoria del governo ed una sconfitta della Cgil? «No», risponde il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, che ha aggiunto: «Non abbiamo ingaggiato gare con nessuno. Quindi in questo caso non abbiamo da vantare né vittorie né sconfitte». Poletti ha sottolineato di essere «soddisfatto dal punto di vista personale» perché il Jobs act «è una buona legge per il nostro Paese».

Riuniti 13 giudici sui 15 del plenum
All’apertura dei lavori i giudici hanno ascoltato gli interventi degli avvocati della Cgil seguiti da quello dell'Avvocatura dello Stato. A partire dalle 11.30 i giudici si sono quindi chiusi in Camera di consiglio per decidere la sorte dei tre quesiti. A riunirsi oggi sono stati 13 giudici sui 15 che costituiscono il plenum della Corte. È infatti assente per ragioni di salute il giudice Alessandro Criscuolo, mentre il Parlamento in seduta comune (oggi pomeriggio la prima convocazione presso palazzo Montecitorio, quasi certa la fumata nera) deve ancora deliberare il nuovo componente della Corte in sostituzione di Giuseppe Frigo, che ha lasciato la Consulta a novembre per motivi di salute in aticipo di un anno sulla scadenza del suo mandato.

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