Italia

Dopo la Consulta, tre ipotesi per la riforma dei voucher

referendum

Dopo la Consulta, tre ipotesi per la riforma dei voucher

La possibile riduzione del limite massimo di compenso annuo a lavoratore (oggi fissato a 7mila euro); un intervento per contenere i tempi di rimborso dei voucher (attualmente 12 mesi) in chiave anti-abusi, e l’idea di vietare, in modo tassativo, l’utilizzo dei buoni per “integrare” lo stipendio regolare di un lavoratore. Dopo l’apertura, nei giorni scorsi, del ministro Giuliano Poletti a possibili correttivi al lavoro accessorio, i tecnici di governo e ministero del Lavoro hanno iniziato a studiare le prime ipotesi d’intervento normativo, che potrebbe avere l’effetto, anche, di stoppare il referendum abrogativo promosso dalla Cgil (e che ieri ha superato il vaglio di legittimità da parte della Corte costituzionale).

Il faro degli esperti dell’esecutivo si è acceso, in primo luogo, sul tetto di 7mila euro, innalzato dal Jobs act, rispetto ai precedenti 5mila. La riforma Renzi-Poletti ha comunque confermato i 2mila euro per ciascun committente, e ha sancito il divieto dei buoni nell’ambito dell’esecuzione di appalti di opere e servizi. Il successivo decreto correttivo al Jobs act ha, poi, introdotto, da ottobre 2016, la piena tracciabilità dei voucher, prevedendo multe salate da 400 a 2.400 euro per ogni violazione.

In questo senso, l’idea del governo è monitorare attentamente l’esito del monitoraggio sulla tracciabilità (magari semplificando le procedure amministrative), e intanto ipotizza di far scendere il tetto dei 7mila euro (si potrebbe tornare agli originari 5mila).

Allo studio ci sarebbe pure la possibile riduzione dei tempi di rimborso dei buoni: oggi questa dead-line è fissata in un anno. Un termine giudicato troppo ampio e che potrebbe consentire comportamenti opportunistici, vale a dire l’acquisto di più buoni di quelli effettivamente utilizzati (e quindi se non ci sono ispezioni ministeriali, si potrebbero tenere nel cassetto ed essere utilizzati solo in occasione del controllo).

La terza ipotesi di intervento riguarderebbe lo stop a integrazioni dello stipendio con i voucher: «Dai primi dati dell’Inps si sono riscontrati casi in cui il voucher è stato utilizzato per pagare ore aggiuntive a lavoratori già contrattualizzati - ha sottolineato il numero uno dell’Anpal, e consigliere giuridico di palazzo Chigi, Maurizio Del Conte -. Per casi come questi, che si risolvono nell’elusione della normativa sugli straordinari o sul lavoro complementare, si potrebbe introdurre un divieto assoluto di utilizzo del buono». Al momento non dovrebbero esserci interventi specifici per limitare anche i settori economici di utilizzo dei voucher, ampliati non dal Jobs act, ma dalla legge Fornero del 2012. Un ragionamento si fa, in queste ore, per l’edilizia (ma non ci sarebbe ancora un dossier specifico aperto).

Del resto, a chiedere correttivi sui buoni sono, da tempo, le opposizioni. E anche una parte dei dem preme: «Sui voucher - evidenzia Cesare Damiano (Pd) - sono incardinati in commissione Lavoro della Camera sei proposte di legge, gran parte delle quali convergenti con la proposta del Pd che prevede il ritorno alla legge Biagi del 2003. Noi ci auguriamo che il Governo prenda in considerazione questa proposta che metterebbe fine agli abusi nell’utilizzo dei voucher riportandoli a un uso esclusivo per i lavori occasionali».

Un eventuale intervento normativo, come detto, potrebbe precludere il referendum a patto però che le nuove norme passino il vaglio dell’Ufficio centrale per il referendum presso la Cassazione (chiamato a valutare se siano in linea con il quesito referendario, che quindi verrebbe meno).

© Riproduzione riservata