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«Decreto ok, rimuove il rischio sistemico»

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«Decreto ok, rimuove il rischio sistemico»

L’applicazione delle misure del decreto «salva risparmio» sul fronte del sostegno della liquidità e su quello delle ricapitalizzazioni precauzionali con burden sharing rappresenta un «punto di svolta» per la crisi di Mps e rimuove «anche nella percezione del mercato un rischio elevato per l’intero sistema bancario italiano». È quanto ha affermato ieri il capo della Vigilanza della Banca d’Italia, Carmelo Barbagallo, nella sua audizione davanti alle Commissioni Finanze di Camera e Senato.

Secondo via Nazionale i 20 miliardi stanziati dal Governo con il provvedimento del 23 dicembre scorso sono «ampiamente sufficienti» per la soluzione dei problemi ancora aperti visto che, allo stato, l’unica richiesta avanzata è quella per Mps, che la Bce ha fissato in 8,8 miliardi e che per lo Stato si limiterà a un impegno diretto per 6,5 miliardi. Barbagallo ha assicurato i parlamentari su questo punto citando una tabella con le dotazioni patrimoniali delle principali banche italiane: «Sono tutte al di sopra dei requisiti minimi richiesti dalla Bce per 2,5 punti percentuali circa - ha affermato - e quindi oltre quattro quinti del sistema non ha problemi». Sui tempi per la ricapitalizzazione del Monte e il passaggio al controllo diretto del Tesoro con una quota maggioritaria, Barbagallo ha spiegato che l’istruttoria della Commissione europea sul nuovo piano di ristrutturazione - «che dovrebbe essere in larga parte sovrapponibile al piano già messo a punto» -dovrebbe chiudersi entro le prime due o tre settimane di febbraio. Mentre gli sviluppi degli ultimi giorni sul fronte della quattro banche in risoluzione «consentono di affermare che anche questo secondo importante fattore di incertezza sta per essere eliminato». La definizione della vendita delle quattro banche rende necessario per il Fondo nazionale di risoluzione sostenere ulteriori oneri, il cui valore residuo ammonta a 1,5 miliardi. Per questo Bankitalia ha disposto il richiamo di due quote contributive di pari ammontare, quote che le banche potranno versare entro i prossimi 5 anni. Queste risorse aggiuntive serviranno, in parte, anche per rimborsare gli anticipi effettuati al debutto di questo strumento dal pool di banche che intervenne con la garanzia di Cdp.

Il capo della Vigilanza è entrato in tutti i dettagli tecnici del decreto e ha insistito nel sottolineare la differenza tra la ricapitalizzazione precauzionale per Mps («una banca che non è in dissesto e che ha un patrimonio contabile di dieci miliardi») e la risoluzione delle quattro banche nel novembre del 2015: «All’epoca queste si trovavano già in una situazione di dissesto e non potevano essere sottoposte alla procedura prevista dalla Brrd». Nel corridoio stretto che rimaneva prima dell’entrata in vigore delle regole del bail-in, scattate nel gennaio 2016, il sacrificio imposto agli azionisti e ai creditori subordinati in quella circostanza «fu inevitabilmente maggiore». Mentre per gli altri creditori non ci sono stati oneri perché «la procedura di risoluzione venne attivata immediatamente dopo l’entrata in vigore della normativa italiana di recepimento». La ricapitalizzazione precauzionale temporanea, ha invece rimarcato Barbagallo, può essere effettuata solo a precise condizioni: che le banche che ne fanno richiesta non siano, appunto, in dissesto; che i fondi non vengano utilizzati per ripianare perdite, attuali o attese; che prima di fare la richiesta di aiuto pubblico la banca abbia tentato di raccogliere senza successo le risorse necessarie sul mercato e che ci sia l’ok della Commissione Ue sul piano di ristrutturazione.

Barbagallo ieri ha rassicurato che la Banca d’Italia è pronta a rispondere a tutte le richieste di approfondimento che arriveranno dalla futura Commissione d’inchiesta sul sistema bancario e, rispondendo a una domanda sulla nomina dell’ad di Mps Marco Morelli, ha spiegato che è ancora in corso la valutazione sui requisiti di «competenza e onorabilità» da parte della Bce e che le sanzioni amministrative di cui è stato oggetto in passato il manager non rappresentano necessariamente un motivo per metterne in discussione l’incarico. Rispondendo a un’altra domanda sulle differenti valutazioni tra Bce e Bankitalia sui crediti deteriorati di Mps (anticipata sul Sole24Ore di ieri) Barbagallo ha parlato di scambi dialettici all’interno del gruppo ispettivo: «Uno scambio di opinioni è positivo all’interno di un gruppo di ispettori indipendente che opera in condizioni di assoluta riservatezza». L’istruttoria in corso da diversi mesi sugli Npl dovrebbe arrivare a una conclusione tra un paio di settimane. Invece slitta di qualche giorno l’audizione di Ignazio Angeloni, membro del Consiglio di sorveglianza della Bce, perché il parere sul decreto non è stato ancora perfezionato.

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