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Nella faglia di Campotosto, al capezzale della diga

IL SISMA DEL 18 GENNAIO

Nella faglia di Campotosto, al capezzale della diga

Il secondo lago artificiale più grande d'Europa (1.400 ettari) nella zona più sismica del vecchio Continente. Il bacino di Campotosto, venti chilometri da Amatrice e quasi cinquanta dall'Aquila, e le sue tre dighe (Sella Pedicate, Rio Fucino e Poggio Cancelli) sono una vecchia conoscenza dei sismologi e degli ingegneri idraulici di mezzo mondo. A costruirlo furono gli uomini del Duce negli anni 30. Serviva energia idroelettrica in quantità per alimentare l'industria bellica e la struttura orografica delle montagne abruzzesi si prestava a meraviglia. Campotosto (1420 metri sul livello del mare) è il secondo comune più alto d'Abruzzo. La sorte non proprio benigna ha voluto che attorno a queste dighe si scatenassero due terremoti che hanno seminato morte e distruzione: l'Aquila nel 2009 e il più recente di Amatrice. Più la serie martellante di scosse del 26-30 ottobre, alla quale è seguita la tripletta di stamattina.

I sismologi e gli ingegneri sismici, come Michele Calvi, professore allo Iuss di Pavia, ex componente della Commissione grandi rischi ed ex presidente di Eucentre, ricordano che a poche centinaia di metri dalla diga del Rio Fucino, la maggiore per portata e altezza, passa la faglia di Campotosto, riattivata dal sisma di stamattina. È inevitabile dunque che a ogni terremoto di forte intensità intorno a Campotosto gli esperti si riuniscano al capezzale della diga. Era accaduta la stessa cosa nel 2009, quando i giornalisti-segugi intercettarono un vertice clandestino della Commissione grandi rischi su questo tema.

Clandestina perché tra i vertici di allora si pensava che parlare di Campotosto potesse scatenare crisi di panico nella popolazione. Nel 2009 fu l' Eucentre di Pavia, l'European centre for training and research in Earthquake engineering, a elaborare un modello matematico che simulò le conseguenze del risveglio della faglia di Campotosto. Conclusione: la diga avrebbe subito dei danni ma non sarebbe collassata.

All'indomani del sisma dell'agosto scorso, gli uomini di Eucentre si sono precipitati nelle zone dell'Appennino centrale per verificare la tenuta degli edifici strategici, ma senza replicare lo studio del 2009. “Questa volta siamo a distanze di sicurezza” dice Daniela Pantosti dell'Ingv. Alla diga, così com'è avvenuto in passato, si dedicano le squadre di tecnici dell'Enel, una settantina di esperti che da Montorio al Vomano sorvegliano 365 giorni all'anno e nell'arco delle 24 ore i comportamenti del lago di Campotosto. Alcuni di loro arrivano dall'Ismes, l'Istituto sperimentale modelli geotecnici dell'Enel, poi sciolto (“un'eccellenza riconosciuta in tutto il mondo”) ricorda il professore.

Ansa

Lunedi 16, tre giorni fa, c'è stata una riunione tra gli esperti del Servizio dighe del ministero delle Infrastrutture guidati da Paolo Paoliani, la Protezione civile e l'Enel. Oggetto: lo stato di salute della diga. Nessuno si aspettava che neppure a distanza di 48 ore la faglia di Campotosto tornasse ad agitarsi, un martellamento sismico che ha colpito per quattro volte di fila l'area nella quale sorge uno dei più grandi bacini idrici del vecchio Continente. Nel dubbio, un nuovo studio che aggiorni la capacità di tenuta della diga, come accadde nel 2009, dovrebbe essere prescritto dai protocolli. Quattro occhi, dice il saggio, sono meglio di due.

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