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I vescovi: «Serve sostegno per la famiglia»

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I vescovi: «Serve sostegno per la famiglia»

  • –Carlo Marroni

CITTà DEL VATICANO

Mette al centro la piaga delle povertà, che in Italia sta aumentando vorticosamente. In dieci anni – il decennio della crisi prima finanziaria poi economica globale – il numero delle persone in povertà assoluta è schizzato del 155 per cento, arrivando a 4,6 milioni. Il cardinale Angelo Bagnasco, nella prolusione al consiglio permanente della Cei, critica la politica: «Stentiamo a capire come mai tutti i provvedimenti a favore della famiglia facciano così tanta fatica a essere realmente presi in carico e portati a effettivo compimento». L’impoverimento della popolazione è il messaggio centrale del discorso del cardinale, che sta concludendo il suo decennio al vertice della Cei: a maggio nell’assemblea plenaria dei vescovi sarà votata un terna di nomi di presuli diocesani all’interno dei quali il Papa sceglierà il nuovo presidente. Povertà e disagio, quindi, assieme ai migranti: è questa la parte principale dell’agenda della Conferenza episcopale ai tempi di Francesco, anche se non manca un accenno molto deciso al tema del cosiddetto testamento biologico: «Ci preoccupano non poco le proposte legislative che rendono la vita un bene ultimamente affidato alla completa autodeterminazione dell’individuo» ha detto Bagnasco che definisce «assai delicate e controverse» le implicazioni «in materia di consenso informato, pianificazione delle cure e dichiarazioni anticipate di trattamento».

Per tornare alla povertà Bagnasco ha aggiunto che dietro ai numeri «ci sono i volti e le storie di centinaia di migliaia di famiglie» che nelle diocesi e parrocchie, nei centri d’ascolto, nelle associazioni e nelle confraternite hanno trovato «una prima risposta – in termini di beni e servizi materiali, di sussidi e di alloggio – e spesso anche una presa in carico progettuale», e sollecita «la massima attenzione alla legge delega di introduzione del Reddito d’inclusione (Rei) e alla predisposizione del Piano nazionale contro la povertà».

La crisi economica «continua a pesare in maniera significativa sulla nostra gente, specialmente sui giovani e sul Meridione. A maggior ragione in riferimento all’ennesimo rinvio sui decreti attuativi, stentiamo a capire come mai tutti i provvedimenti a favore della famiglia – che potrebbero non solo alleviare le sofferenze, ma anche aiutare il Paese a ripartire – facciano così tanta fatica a essere realmente presi in carico e portati a effettivo compimento».

Poi la tragedia del terremoto e del maltempo che sta colpendo alcune regioni, che oltre ai lutti e ai disagi «ci sta consegnando anche il volto migliore del nostro Paese, della nostra gente, pronta a mettere in gioco la propria vita per salvare quella altrui; disposta a rinunciare a qualcosa di proprio per condividerlo con chi tutto ha perso». Infine un accenno al tema, sempre delicato, dell’amministrazione dei beni ecclesiastici: questa è parte della carità pastorale e «richiede la partecipazione corresponsabile della comunità, insieme a mentalità e procedimenti corretti e virtuosi, all’insegna della chiarezza e della trasparenza».

Ieri il Papa ha ricevuto in udienza la Direzione nazionale antimafia, con il procuratore Franco Roberti. Bergoglio ha detto che Dio tocchi «il cuore degli uomini e delle donne delle diverse mafie, affinché si fermino, smettano di fare il male, si convertano e cambino vita. Il denaro degli affari sporchi e dei delitti mafiosi è denaro insanguinato e produce un potere iniquo, e tutti sappiamo che il diavolo entra dalle tasche, lì è la prima corruzione». Bergoglio ha ricordato a magistrati, cittadini e società che la mafia, «quale espressione di una cultura di morte, è da osteggiare e da combattere e si oppone al Vangelo». Poi una manifestazione molto calorosa di vicinanza a quanti rischiano la vita per contrastare questi fenomeni. «Sono consapevole del fatto che il lavoro che voi svolgete comporta anche il rischio della vita, questo lo so e so i rischi di altri pericoli per voi e per le vostre famiglie. Il modo mafioso di agire fa queste cose». E ha aggiunto: «La società ha bisogno di essere risanata dalla corruzione, dalle estorsioni, dal traffico illecito di stupefacenti e di armi, dalla tratta di esseri umani, tra cui tanti bambini, ridotti in schiavitù. Sono autentiche piaghe sociali e, al tempo stesso, sfide globali che la collettività internazionale è chiamata ad affrontare con determinazione». Mafia, camorra e 'ndrangheta, ha ricordato, «sfruttando carenze economiche, sociali e politiche, trovano un terreno fertile per realizzare i loro deplorevoli progetti».

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