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Lega apre a ipotesi coalizione, ma esclude Fi da comunali in Veneto

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Lega apre a ipotesi coalizione, ma esclude Fi da comunali in Veneto

Resta magmatico lo scenario nel centrodestra in vista delle elezioni. Che siano «ad aprile, massimo giugno», come continua a chiedere il segretario della
Lega, Matteo Salvini, o a scadenza naturale, come invece spera Forza Italia, le elezioni prossime venture vedono grandi manovre in corso. La Lega tiene aperta la strada della coalizione, ma Berlusconi che prende tempo.

Salvini: ancora aperta strada coalizione
Oggi Salvini, al termine del Consiglio federale, ha convocato una conferenza a Milano per annunciare un cambiamento di rotta rispetto alla linea seguita finora: mentre fino a ieri la Lega era pronta a correre da sola pur di andare al voto «il prima possibile», oggi dice di avere “due strade” davanti a sé. «Le
due strade, andare da soli o in coalizione, sono entrambe aperte e le stiamo esplorando - ha detto Salvini -. Al centro ci sono i programmi. Io lavorerò per coinvolgere più forze possibili, tranne quelle, ovviamente, che hanno sostenuto il Sì al referendum». Il riferimento è all’ipotesi di un listone unico del centrodestra formulata ieri da Roberto Maroni sulla base della pronuncia della Corte Costituzionale sull’Italicum.

Per tutti coloro che hanno sostenuto il No al referendum «le porte sono aperte - ha assicurato Salvini -. Ma occorre che il programma sia condiviso prima e non dopo il voto». Questo significa “sottoscrivere” le proposte economiche della Lega: flat tax, superamento dell'euro, cancellazione della legge Fornero e degli studi di settore. Salvini, dunque, a differenza delle scorse settimane, non chiude la porta a Berlusconi. Ma intanto la Lega pone un veto: alla comunali di Verona, Padova e Belluno la Lega si presenterà da sola, senza simboli di Forza Italia in appoggio.

Pisapia: un incubo il listone unico con Pd e Alfano
A sinistra l’ipotesi di un listone unico con il Pd e Alfano è bocciata senza mezzi termini da chi, come l’ex sindaco di Milano Giuliano Pisapia, lavora a costruire un movimento capace di costruire una alleanza elettorale con i dem. «Come ho anche ribadito ieri in un incontro pubblico per me, e non solo per me, sarebbe un incubo ed è folle solo pensarlo» ha scritto Pisapia su twitter. E l’ipotesi è respinta anche dal leader di Ncd Angelino Alfano («Zero assoluto. Io non soffro di incubi»).

Pd: niente listone alla Camera
Il Pd è sempre più convinto che non ci siano in Senato le condizioni politiche e numeriche per cambiare la legge elettorale in tempi tali da consentire il voto
a giugno (obiettivo di Renzi, ndr); il che implica andare alle urne con gli attuali due sistemi diversi. È quanto emerso in una riunione al Pd tra Matteo Renzi, Lorenzo Guerini, Matteo Orfini, i capigruppo Ettore Rosato e Luigi Zanda, in cui si è anche parlato del modo in cui il Pd si presenterà alle elezioni: niente “listone” con Pisapia alla Camera («Il Pd non ha mai pensato all’ipotesi di un listone con dentro tutto e il suo contrario» ha detto oggi il vicesegretario dem Lorenzo Guerini). In realtà si era ragionato su una lista unica Pd-Pisapia, ma si è giunti alla conclusione che anche essa non raggiungerebbe il 40% e che quindi è meglio presentare due liste separate che, come in ogni sistema proporzionale, raccolgono più voti complessivi che non una sola.

Diversa la situazione per il Senato. Il Consultellum è sì un proporzionale ma con delle soglie che lo rendono un po’ maggioritario, per cui - secondo il Pd - la differenza con il sistema della Camera non è cosi forte. La soglia per la coalizione è del 20%, per il singolo partito dell’8%, e per il partito in una coalizione del 3%. Questo spingerebbe ad una coalizione in tandem Pd-Pisapia. Proprio queste soglie mettono in crisi i partiti centristi possibili alleati dopo il voto, che spingono quindi per essere in coalizione almeno al Senato. Ma al momento la risposta è negativa. Non solo. Queste soglie taglierebbe fuori da molte Regioni anche la Lega, e perfino Fi da alcune. Di qui il pressing di Paolo Romani con Zanda ad un ritocco della legge .

Il tutto in una giornata in cui anche la presidente della Camera Laura Boldrini ha sollecitato i partiti a armonizzare in Parlamento i due attuali sistemi per Camera e Senato, come aveva fatto ieri Piero Grasso. L’appello di Boldrini è giunto nel giorno in cui diversi istituti hanno pubblicato delle simulazioni secondo cui se si votasse oggi nessun partito avrebbe la maggioranza alla Camera. Infatti nessuno raggiungerebbe il 40% richiesto per avere il premio e ci sarebbe una riparto proporzionale puro. Di qui l’idea di proporre la prossima settimana un incontro agli partiti per trovare un accordo subito: se non si stringe nel giro di un paio di settimane «non si comincia nemmeno la manfrina in Parlamento», ha detto Renzi. Inutile, quindi, il pressing degli alleati centristi per introdurre almeno la coalizione nel sistema della Camera.



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