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Sinistra dem contro Renzi: subito il congresso

il nuovo nodo

Sinistra dem contro Renzi: subito il congresso

Michele Emiliano davanti a una foto di Renzi a “In mezz’ora”
Michele Emiliano davanti a una foto di Renzi a “In mezz’ora”

RIMINI. «La scissione parte da chi non rispetta lo Statuto. E chi non lo rispetta ora è il segretario che non sta aprendo il congresso e nella sostanza dice che farà le liste come dice lui». E ancora: «Un congresso è necessario, se il segretario lo nega è lui che fa la scissione». A parlare è il governatore della Puglia Michele Emiliano, ex renziano della seconda ora che al referendum sulla riforma costituzionale si è schierato per il No. E le parole di Emiliano, che ribadisce la sua “disponibilità” a candidarsi come anti-Renzi nel congresso sollecitato, sono più o meno le stesse pronunciate qualche ora prima da Massimo D’Alema, che a Roma ha riunito sabato i comitati per il No lanciando di fatto un movimento politico anti-Renzi che non esclude la scissione. Se Renzi dovesse insistere per precipitare il Paese alle urne a giugno senza prima fare il congresso del partito e compilando in solitudine le liste del Pd – è in sostanza l’aut aut di D’Alema, al quale si è unito Emiliano – allora i suoi oppositori si sentiranno liberi di uscire dal Pd.

Obiettivo del 40%
Dopo il discorso del rientro di Renzi, che ha fissato l’obiettivo del 40% confermando la vocazione maggioritaria del Pd, a Rimini i lavori sono proseguiti un po' stancamente nella mattinata di domenica. Ché i ragionamenti dei renziani si erano già spostati su questa nuova sfida della sinistra interna. E in particolare sulla minaccia di Emiliano di ricorrere alle «carte bollate» e di cominciare a raccogliere le firme già nei prossimi giorni se il segretario non aprirà subito la fase congressuale.

Pd, Emiliano evoca scissione e chiede congresso partito

Non rispetta lo statuto chi non lo legge
«L’unico che non rispetta lo Statuto è chi non lo legge – detta la linea il vicesegretario Lorenzo Guerini -. Le regole sono chiare: il congresso viene convocato dall’assemblea nazionale, non dal segretario e va fatto, secondo l’articolo cinque dello Statuto del nostro partito, nel dicembre 2017. Invito quindi a smetterla con inutili polemiche fondate sul nulla o su mistificazioni delle regole del nostro partito». Statuto alla mano, l’unico modo per anticipare il congresso è in effetti sfiduciare il segretario con un voto dell'assemblea nazionale a maggioranza assoluta. D’altra parte - è il ragionamento che fa lo stesso Renzi con i suoi, noi il congresso lo volevamo, subito dopo il referendum avevamo anche indicato la data del 23 febbraio come la possibile data delle primarie aperte per la scelta del segretario… È stata proprio la sinistra a non volere il congresso per evitare la resa dei conti post-referendum».

La strategia del fronte anti-Renzi
Dal punto di vista dei renziani questa storia del congresso, tirata fuori proprio ora, è solo una scusa per ritardare il momento delle elezioni politiche. E che l’obiettivo resti il voto a fine legislatura, ossia fra almeno un anno, lo si capisce tra le pieghe del ragionamento che fa Roberto Speranza, leader di Area Riformista e già candidatosi alla segreteria del Pd (Speranza pensa a cariche distinte per segretario e candidato premier, e in queste settimane sta lavorando assieme ad Emiliano per trovare una proposta comune di tutto il fronte anti-Renzi). «Andare a votare con il proporzionale che ha lasciato in piedi la Consulta e per di più con i capilista bloccati è da irresponsabili – spiega Speranza -. E questo per me è il primo punto: occorre una legge elettorale nuova che sostituisca i capilista bloccati con collegi uninominali o preferenze. Il secondo punto è che prima delle prossime elezioni politiche occorre un momento di contendibiità su leadership e programma, e questo momento non può che essere il congresso. Ma attenzione: chiedendo il congresso non sto “autorizzando” le elezioni prima della scadenza naturale della legislatura. Per noi va benissimo fare il congresso a fine anno e votare a febbraio». Insomma: la priorità per la minoranza bersaniana resta evitare il voto anticipato, dopodiché se proprio si deve votare a giugno allora occorre celebrare prima il congresso.

Il segretario del Pd punta al voto a giugno
Da parte sua Renzi punta ancora al voto a giugno, e punta a parlare al Paese del 40% senza farsi trascinare dalle polemiche della sinistra interna. Non a caso dal palco di Rimini non ha voluto rispondere alle provocazioni di D’Alema. Fare il congresso a ridosso delle elezioni significherebbe solo, a questo punto, dare ai suoi oppositori un rilievo mediatico non corrispondente alla loro forza politica nel partito, il tutto proprio mentre la scelta è quella di “snobbarli”. «Basta con liti interne, parliamo al Paese», è insomma la linea di queste ore. In attesa di poter buttare giù le carte nella direzione del Pd già convocata dal leader per il 13 febbraio, quando saranno note anche le motivazioni della sentenza della Consulta sull'Italicum e sarà quindi più chiaro il percorso di fine legislatura

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