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Dossier Alleanze e sinergie parole chiave del 2017

    Dossier | N. 4 articoliRapporto Fiere

    Alleanze e sinergie parole chiave del 2017

    La ripresa delle fiere insegue il trend dell’economia italiana. Piccoli segnali di risalita da una crisi lunga che ha cambiato profondamente il business fieristico e ridotto il numero dei giocatori in campo. Intatta invece la funzione di volano delle fiere, specie per le piccole e medie imprese (Pmi): generano affari per 60 miliardi all’anno e danno origine al 50% del nostro export.

    Quale lo stato di salute? L’ultima rilevazione per il periodo luglio-settembre 2016 sulle tendenze del settore fieristico condotta dall'Osservatorio congiunturale di Aefi (l'Associazione degli enti fieristici) indica un quadro complessivo in miglioramento per espositori, visitatori e superficie occupata. Stabili gli indicatori relativi al numero di manifestazioni. Il sondaggio si realizza attraverso i saldi positivi e negativi degli associati. Secondo l'Isfcert (Istituto certificazione dati statistici fieristici), confrontando l’andamento delle ultime due edizioni di 37 manifestazioni internazionali dei primi nove mesi 2016, la superficie occupata ha registrato una crescita del 3,2%. I dati indicano poi che gli espositori sono cresciuti del 2,2% (italiani +3% ed esteri +0,8%), i visitatori del +2,5%, con gli italiani aumentati dell'1,4% e gli stranieri del 6,5%; gli ingressi univoci giornalieri hanno avuto un incremento del 5,4% (italiani +4,9% ed esteri +9,4%). «Tuttavia, la recessione ha colpito tutti e, in particolare, i piccoli enti fieristici - osserva Ettore Riello, presidente di Aefi - costringendo qualcuno a cessare l'attività. Oggi solo chi ha una caratura internazionale può reggere il confronto. Ed è importante essere gestori diretti di prodotto».

    Qualche ombra sulla lenta ripresa la getta la delicata vicenda di Fiera Milano, coinvolta, attraverso una controllata, in un caso di infriltrazioni mafiose. Ora la fiera leader italiana, con il Cda dimissionario, è sotto tutela da parte della magistratura milanese.

    Riello vede con favore il processo di concentrazione del polo veneto-romagnolo, allargato a una intesa con Arezzo. «È la direzione giusta - osserva -. Le nostre fiere hanno la capacità di valorizzare meglio i loro prodotti». E l'ipotesi di un'estensione della partnership tra Milano e Verona? «Quando certi processi avanzano è difficile fermarli - risponde il presidente di Aefi -. Siamo all'inizio di una nuova fase di riqualificazione del sistema fieristico».

    Diversa la metodologia di ricerca congiunturale adottata da Comitato fiere industria, agenzia di Confindustria che riunisce gli organizzatori di eventi internazionali. Il confronto avviene manifestazione per manifestazione, anche su base pluriennale. Gli eventi di Cfi nel primo semestre del 2016 hanno registrato un aumento degli spazi del 2,6%, degli espositori del 4% (di cui quelli esteri balzati del 7,5%). In calo invece i visitatori, -0,3%. La componente estera rappresenta il 35%.

    «Sono fiere sempre più internazionali - spiega Franco Bianchi, segretario generale di Cfi - e il 2016 è stato un altro anno di recupero, dopo il 2015. Gli ultimi saloni, come per le macchine agricole di Eima, il motociclo di Eicma, Pitti, Ideapelle, Cibus e Vinitaly, sono stati molto positivi. E la partecipazione degli espositori esteri ci fa comprendere il potenziale dell'industria manifatturiera italiana. Ciò detto, devo rilevare che i numeri del nostro sistema fieristico non sono ancora tornati ai livelli top del 2008». Ma come conciliare il ritorno sui livelli ante-crisi se si consolida la tendenza a esportare le principali manifestazioni? «Tendenzialmente gli eventi di richiamo internazionale - risponde Bianchi - dovrebbero farsi in Italia quando i buyer da invitare sono qualche centinaio. Se invece gli operatori esteri schizzano a 5/10mila allora è meglio esportare gli eventi all'estero per poter coprire anche quei mercati».
    In un contesto di difficile ripresa del business fieristico, è piombata anche l'Imu: l'Agenzia delle entrate ha recentemente assimilato le fiere ai padiglioni industriali. Gli extra costi per la tassazione sugli immobili pesano sulle singole fiere da 600mila euro a 1,4 milioni all'anno. «I nostri padiglioni sono assimilati a capannoni industriali attivi 360 giorni all'anno - spiega Riello -. Invece l'utilizzo è limitato a poche decine di giorni: una botta micidiale». Aefi aveva suggerito al governo che l'Imu applicata ai quartieri non superasse il 10% di quella che paga un centro commerciale di pari superficie. Cos'è successo? «Praticamente non è cambiato nulla - spiega Riello -. Abbiamo incontrato un muro di gomma. Ma non ci arrendiamo, andremo avanti».
    Più concreti invece i risultati del processo di certificazione delle fiere, un bollino di qualità e un passaporto internazionale: sono 270 le fiere italiane che nel quadriennio 2013/16 hanno richiesto la certificazione. L'Italia resta ancora indietro rispetto a francesi (579 eventi certificati) e tedeschi (198) «ma stiamo colmando il gap - conclude Riello -. Continueremo a promuovere il processo di certificazione per valorizzare e qualificare le nostre fiere affinché abbiano un ruolo centrale nel sistema mondiale».

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