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Pensione anticipata, rata e altri costi non oltre il 30%…

la ripresa difficile

Pensione anticipata, rata e altri costi non oltre il 30% dell’assegno

La definizione del primo tasso fisso d’ingresso e del premio assicurativo per l’anticipo finanziario dell’Ape volontaria, il cui costo complessivo non dovrà far sfondare al futuro pensionato la soglia del 30% dell’assegno Inps a regime. Le intese con i patronati che dovranno gestire il grosso delle domande per l’Ape e gli accordi con Inps per l’avvio di un simulatore accessibile anche senza Spid per farsi un’idea di massima sulla convenienza o meno dell’operazione prima di avviare la procedura formale di certificazione. Su tutti questi dettagli sta stringendo il lavoro dei tecnici della policy unit di Palazzo Chigi in vista del varo dei Dpcm di attuazione previsti in legge di Bilancio. All’ultimo miglio sono anche le regole operative per l’Ape sociale, destinata ai disoccupati senior e le altre tre categorie disagiate previste nella norma: i lavoratori impegnati in attività gravose, gli invalidi civili o coloro che hanno un parente non autosufficiente.

L’obiettivo è di arrivare a fine febbraio con tutti i testi pronti per un primo varo in Consiglio dei ministri e di questo si parlerà nell’incontro sindacale fissato per il 21 febbraio, un vertice in cui si inizieranno ad affrontare anche i contenuti della “fase due” degli interventi previdenziali annunciati dal passato governo, a partire dal capitolo della previdenza complementare. La settimana prossima dovrebbe invece rivelarsi decisiva per chiudere gli accordi quadro con Abi e Ania e la convenzione Inps–Mef sul Fondo di garanzia da 70 milioni sugli eventuali mancati rimborsi degli “apisti” diventati pensionati.

Nelle vecchie slide del governo Renzi sull’Ape volontaria e aziendale si ipotizzava un Tan al 2,5% e un premio assicurativo sul 29% del capitale anticipato da restituire con il rateo ventennale, tassi e premi che dovranno essere ora precisati sapendo che il Tan sarà fisso una volta sottoscritto il contratto ma il suo livello potrà variare nel tempo a seconda dell’andamento del benchmark di riferimento (Euribor, Irs.., si vedrà nella convenzione dove l’aggiornamento dovrebbe essere previsto ogni tre mesi). In una prospettiva di tassi in ripresa chi farà l’Ape tra un anno potrebbe avere un Tan un po’ più alto. L’incidenza del rateo di rimborso era ipotizzato dal team economico di palazzo Chigi tra il 4,6 e il 4,7% per ogni anno di anticipo su una richiesta Ape pari all’85% della pensione contando su una detrazione fiscale del 50% sulla quota interessi e premio. Nel primo Dpcm saranno fissati i paletti per confermare quelle simulazioni sapendo che con il rateo il pensionato non dovrà superare il 30% della sua pensione (tenendo conto di altri impegni finanziari in corso come per esempio un mutuo casa o un altro prestito bancario) e che l’anticipo non potrà essere né superiore al 90% della pensione certificata né inferiore a 700 euro (1,4 volte la pensione minima); una clausola quest’ultima voluta per salvaguardare i beneficiari dal rischio impoverimento anche se l'Ape volontaria sarà cumulabile con altri redditi da lavoro: per esempio, potrebbe richiederla anche chi optasse per il part time agevolato.

Inps dovrebbe attivare prima di maggio un simulatore accessibile senza Spid come quello dell’Isee per garantire una prima visione di massima della convenienza dell’opzione Ape volontaria, mentre con i patronati si stanno definendo le modalità di gestione delle domande di certificazione da fare con Inps e il valore della consulenza da riconoscere. L’interesse sul nuovo prodotto è generale: una volta decollata l’Ape potrebbe diventare un nuovo riferimento per il complesso mondo dei prestiti finanziati con il quinto dello stipendio o della pensione (sono 860mila i pensionati che hanno un piano aperto) nonché del credito al consumo. Per le banche che finanzieranno l’anticipo si aprirebbe un mercato di prestiti standardizzato su una scadenza lunga e facilmente cartolarizzabili, con basso impatto sui coefficienti patrimoniali grazie alla presenza del Fondo di garanzia pubblico che copre fino all’80% gli eventuali casi di mancato rimborso.

Sul secondo e terzo Dpcm, rispettivamente su Ape sociale e riduzione dei contributi per i lavoratori precoci, si lavora alla chiusura dei dettagli che definiranno le platee d’ingresso. Per l’Ape social si prevedono 35mila adesioni nel primo anno di sperimentazione, mentre il canale di anticipo per i precoci social dovrebbe essere percorso da non più di 25mila lavoratori. E nel primo caso è previsto un monitoraggio sulla spesa per garantire il rispetto del finanziamento attivato in questa fase sperimentale. Sulle platee i decreti fisseranno i profili di selezione dei lavoratori gravosi all’interno delle 11 categorie individuate, il calcolo dei sei anni continuativi finali, la definizione del profilo di disoccupazione involontaria eleggibile per l’anticipo e l’attestazione dell’invalidità civile al 74% accertata nonché del non autosufficiente assistito (il lavoratore candidato all’Ape social non necessariamente dovrà aver utilizzato i permessi ex legge 104 per fare domanda).

Tanti particolari che il Governo vorrebbe chiusi possibilmente in una soluzione unica per garantire un decollo certo a questa parte del nuovo pacchetto previdenza, per evitare questa volta il rischio flop che s'è realizzato nelle precedenti leggi di stabilità con le operazioni Tfr in busta paga e part time agevolato.

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